Mario Adinolfi arrestato per truffa e frode fiscale: "Soggetto pericoloso", danno da 5 milioni

Il leader del Popolo della Famiglia è ai domiciliari dopo un'indagine della Guardia di Finanza sulla "Scommessa Collettiva". Il GIP lo definisce pericoloso e a rischio di inquinamento probatorio.

Mario Adinolfi arrestato per truffa e frode fiscale: "Soggetto pericoloso", danno da 5 milioni

Adinolfi ai domiciliari: truffa e frode fiscale per il club "Scommessa Collettiva"

Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari nell'ambito di un'indagine della Guardia di Finanza per truffa ed evasione fiscale, come riporta Google News IT — Crime (it). Secondo la Procura di Roma, «il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro»; ulteriori 400mila euro sarebbero riconducibili a evasione fiscale.

Al centro dell'indagine c'è la cosiddetta «Scommessa Collettiva», un circuito attraverso il quale sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati, ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Per diversi partecipanti, le somme investite non sarebbero mai state restituite.

Il meccanismo del "club esclusivo"

Adinolfi aveva fondato anni fa questo club, presentato come un'iniziativa esclusiva basata su un «team di esperti» e sofisticati algoritmi di scommessa. Per aderirvi era richiesto il versamento di quote annuali o trimestrali comprese tra 3.000 e 10.000 euro, con la promessa di rendimenti fino al 40% annuo.

Il politico e blogger, noto per le sue posizioni ultracattoliche, aveva più volte dichiarato di gestire l'iniziativa in modo trasparente. In un'intervista aveva spiegato: «La somma investita è sempre e comunque garantita, ma chi ne richiedesse la restituzione fuori dalle finestre trimestrali in cui l'operazione è consentita accetta di rinunciare alle vincite maturate e non reinvestite». In occasione degli ultimi Europei di calcio, prometteva rendite del 150% — e persino del 200% in caso di vittoria dell'Italia nel torneo — per le quote acquistate entro febbraio al prezzo di 9.500 euro.

Le denunce e l'inchiesta delle Iene

La Guardia di Finanza ha avviato l'indagine su segnalazione di alcuni partecipanti che avevano tentato senza successo di recuperare le proprie somme. Post sui social testimoniano movimenti del circuito tra il 2022 e il 2023, nonostante Adinolfi avesse dichiarato più volte di aver chiuso l'attività, aggiungendo che nei periodi più attivi il numero di aderenti era comunque ridotto.

La vicenda era già emersa in alcune puntate delle «Iene» su Italia 1. L'inchiesta televisiva era culminata in uno scontro fisico tra Adinolfi e l'inviato del programma Filippo Roma, al termine di una presentazione elettorale: le immagini, ampiamente diffuse sui social, mostrano il giornalista afferrato per i capelli. Ad aprile la produzione aveva pubblicato una nota stampa in cui descriveva l'accaduto come «un'aggressione fisica» ai danni di Roma. Adinolfi aveva accusato il programma di riportare falsità e di utilizzare figuranti nei propri servizi; l'inviato aveva respinto le accuse mostrando il proprio casellario giudiziario.

Fra i casi documentati dalle Iene figura quello di una donna invalida residente in provincia di Roma, con un reddito mensile inferiore a 800 euro, che avrebbe affidato i propri risparmi al circuito. La donna ha successivamente sporto denuncia al Tribunale di Roma. Un altro partecipante aveva dichiarato davanti alle telecamere: «Non sono un figurante. Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali. Se non riavrò il mio capitale, renderò pubblica la mia testimonianza». Nonostante queste testimonianze, Adinolfi ha sempre negato ogni addebito.

Il GIP: "Persiste nella manipolazione della realtà"

Il giudice per le indagini preliminari di Roma Giulia Arcieri ha motivato la misura cautelare in una ordinanza di venti pagine. Secondo il GIP, «la pericolosità di Mario Adinolfi emerge dalle interviste televisive in atti, da un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e da dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti — veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell'accordo —, che denotano come l'indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell'infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità».

Il GIP ha inoltre rilevato il rischio di inquinamento probatorio: «la libertà del soggetto potrebbe influire sulla genuinità della prova, atteso che sono in corso attività di indagine con riferimento alla raccolta delle dichiarazioni di altre persone offese e di documentazione attinente ai rapporti tra esse e l'indagato». I flussi finanziari sarebbero ancora in corso di ricostruzione e potrebbero configurarsi ulteriori fattispecie di reato.

Il pericolo concreto, secondo il giudice, è che Adinolfi «potrebbe avvicinare i soggetti che hanno già sporto denuncia e indurli alla ritrattazione, totale o parziale, atteso che alcuni di essi sarebbero soggetti vulnerabili in relazione alle condizioni di salute compromesse o sotto il profilo finanziario» — avendo investito l'intero capitale nell'operazione — «e dunque avvicinabili anche con la promessa di somme di denaro».

Source: Google News IT — Crime (it)