Curva Nord Inter, Ferdico collaboratore: "Beretta andava ammazzato in strada, avevamo le armi"
Il neo collaboratore di giustizia Marco Ferdico depone in aula rivelando i dettagli del piano per uccidere Andrea Beretta e dell'omicidio di Vittorio Boiocchi.

Ferdico in aula: sangue, armi e tradimenti dietro la Curva Nord dell'Inter
Il Fatto Quotidiano - Cronaca riporta le dichiarazioni rese in aula da Marco Ferdico, neo collaboratore di giustizia ed ex dirigente della Curva Nord interista, durante il suo interrogatorio del 8 luglio 2026. Ferdico ha guidato quella curva per circa due anni insieme all'ex amico Andrea Beretta e ad Antonio Bellocco, referente della 'ndrangheta di Rosarno. In aula è emersa una faida interna fatta di un omicidio consumato e di altri due rimasti incompiuti.
"Milano è una città criminale, la curva è un ambiente criminale", ha detto Ferdico, collegato in videoconferenza da un sito protetto mentre i familiari della vittima erano presenti in aula. Le sue parole non erano emerse nei tre verbali precedenti.
L'omicidio di Boiocchi: "Una modalità mafiosa, era un segnale"
Ferdico ha aperto il suo racconto dall'omicidio di Vittorio Boiocchi, avvenuto il 29 ottobre 2022. Ha illustrato il ruolo del suocero Pietro Andrea Simoncini nell'azione, auspicandone la collaborazione con la giustizia, prima di entrare nei dettagli dell'esecuzione. "A Boiocchi dovevamo sparargli in faccia per rendere l'omicidio eclatante ed evitare così che altri volessero prendersi la Curva. Abbiamo usato una modalità mafiosa perché era un segnale."
Incalzato dal pm Paolo Storari, Ferdico ha coinvolto anche Matteo Norrito, detto Chuck, ex membro del direttivo interista e vicino alla Curva Sud di Luca Lucci. Norrito — già condannato in primo grado nell'ambito dell'inchiesta Doppia Curva, ma allo stato non indagato per l'omicidio — era a conoscenza del progetto, secondo Ferdico, e propose di eliminare Boiocchi a pugni anziché con la pistola, per dare meno nell'occhio. "Spieghiamo a Norrito dell'omicidio e una sera ci precipitiamo a casa sua per chiedergli il suo T Max per fare l'azione." Norrito si rifiutò.
"A lui poi diciamo che volevamo sparare in faccia a Boiocchi — ha aggiunto Ferdico —. Norrito però sosteneva la finta rissa anche perché Boiocchi aveva avuto un problema cardiaco qualche mese prima." Quanto alla moto usata nell'azione: "Quando c'è stata la consegna della moto, Norrito era presente. Lui aveva accompagnato Beretta a prendere lo scooter."
In aula, Ferdico ha attribuito a Maurino Nepi un ruolo attivo nella pianificazione dell'omicidio: "Nepi ha creato l'omicidio di Boiocchi. Ha messo insieme il puzzle." Nell'ultima udienza in cui Nepi è giudicato con rito abbreviato, il pm ha contestato la premeditazione. La corte si è riservata al 22 luglio.
Il piano per eliminare Beretta: sopralluoghi, armi e un informatore
Il secondo filone del racconto riguarda il progetto di uccidere Andrea Beretta, noto come il Berro. Il movente, secondo Ferdico, era economico: Beretta tratteneva per sé i proventi del negozio e del merchandising della Curva Nord, senza dividere con gli altri. "Beretta teneva per sé i soldi del negozio. E avendo avuto noi tutti un ruolo nello striscione unico, secondo me l'idea era che tutto quello che entrava doveva essere diviso. Io dividevo tutto. Ad esempio, dall'ingresso di un cancello per il primo rosso, grazie a mie conoscenze, una sera ho guadagnato 5mila euro e ho diviso."
Il piano operativo prese forma a partire dal 31 agosto 2024. "Quello che faceva Beretta andava lavato con il sangue soprattutto a un tavolo in cui c'era un Bellocco. Abbiamo fatto i sopralluoghi al campo da rugby. Lui ha sgarrato e andava ammazzato. Abbiamo atteso oltre un anno." L'esecuzione era pianificata in strada, fuori da un ristorante a Milano: a sparare avrebbe dovuto essere Giuseppe Poerio, detto Pinna, allo stato non indagato. "Avevamo già le armi, una 38 e una 765 con silenziatore."
Prima del via libera definitivo, Ferdico consultò nuovamente Norrito. "Visto che sapevo delle indagini su Curva Nord, chiesi a Norrito cosa ne pensasse di un omicidio in strada e gli dissi di domandare a uno Slo — Supporter Liaison Officer, addetto dell'Inter ai rapporti con il tifo organizzato — come andavano le indagini. Norrito disse che uccidere per strada Beretta sarebbe stata la fine della Curva."
Il tradimento di Bellebuono e la svolta del 4 settembre
Il 31 agosto, Beretta si presentò a un appuntamento in piscina con un comportamento che insospettì Ferdico. "Quel giorno Beretta era armato, oppure aveva l'arma in auto. Aveva lo sguardo guardingo di uno che si aspettava qualcosa." Ferdico temeva inoltre che le ruberie di Beretta potessero compromettere la sua posizione davanti alla cosca Bellocco: "Temevo poi che i Bellocco potessero pensare che io ero d'accordo con Beretta."
Beretta era stato avvisato del piano da Daniel D'Alessandro, detto Bellebuono — circostanza che Ferdico ha detto di aver scoperto solo dopo, in carcere. "Se fossi stato sicuro che era lui, Bellebuono lo avrei portato a Ponte di Legno, ucciso e seppellito."
Il piano non andò a buon fine. La mattina del 4 settembre 2024, meno di una settimana dopo l'incontro in piscina, fu Beretta a uccidere Antonio Bellocco con decine di coltellate al cuore. Beretta sapeva del progetto nei suoi confronti perché Bellebuono glielo aveva riferito.
In aula anche il caso del padre: nuovi difensori per Gianfranco Ferdico
A margine dell'udienza, il legale di Gianfranco Ferdico, padre di Marco, ha rinunciato all'incarico. Sono stati nominati nuovi difensori, circostanza che lascia ipotizzare un percorso analogo a quello intrapreso dal figlio verso la collaborazione con la giustizia. La vicenda giudiziaria legata alla Curva Nord resta aperta su più fronti, con udienze ancora fissate nelle prossime settimane.
Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca