Avvelenamento a Pietracatella: risentito l'infermiere della flebo, indagini in fase cruciale
L'inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, avvelenate con la ricina, entra nella fase decisiva. Risentito l'infermiere che somministrò la flebo a dicembre.

Pietracatella, indagini al bivio: infermiere riconvocato, attesa per iscrizione degli indagati
L'inchiesta sulla morte di madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella dopo le festività natalizie si trova ora nella sua fase più delicata, riferisce ANSA Cronaca. Gli investigatori hanno raccolto migliaia di informazioni interrogando oltre cento testimoni e puntano a chiudere il cerchio con l'iscrizione di uno o più nomi nel registro degli indagati.
Restano però tre passaggi ancora da completare: la ricerca di tracce di ricina nell'abitazione della famiglia Di Vita, l'analisi dei dati estratti dai telefoni e dagli altri dispositivi elettronici sequestrati, e il deposito degli atti delle autopsie sui corpi delle vittime, atteso entro fine mese.
Nuova settimana di interrogatori in questura
In questura a Campobasso è intanto ripresa l'ennesima tornata di audizioni. La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, ha sentito nella mattinata alcuni parenti come testimoni. Nel pomeriggio è stato riconvocato l'infermiere che a dicembre aveva somministrato una flebo nell'abitazione di Pietracatella dove vivevano Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, decedute poche ore dopo il ricovero all'ospedale Cardarelli di Campobasso.
L'uomo, amico di famiglia e dipendente di una struttura sanitaria del capoluogo molisano, era già stato sentito in precedenza. La nuova convocazione è avvenuta su richiesta dell'avvocato di uno dei cinque medici indagati nella prima fase del procedimento per omicidio colposo — prima, cioè, della svolta investigativa con la scoperta della ricina e dell'apertura dell'inchiesta per duplice omicidio premeditato. Uscito dalla questura dopo oltre un'ora di domande, l'infermiere non ha rilasciato dichiarazioni.
Il legale: "Con strumenti ordinari impossibile diagnosticarlo"
Ha parlato invece Pietro Terminiello, avvocato di uno dei medici coinvolti, ribadendo l'estraneità del proprio assistito. "Con gli strumenti ordinari a disposizione di un pronto soccorso — ha dichiarato — non si poteva capire quel genere di avvelenamento; con strumenti diagnostici ordinari era escluso, e questo è un aspetto importante. Peraltro, anche laddove, per assurdo, si fosse compreso che si trattava di avvelenamento da ricina, comunque non c'era antidoto, e questo è l'aspetto più importante."
Prossimo nodo: il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita
L'attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla prossima audizione di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, prevista nei prossimi giorni. Parallelamente, proseguono gli accertamenti sulle chat circolate per mesi in rete sul tema ricina.
Source: ANSA Cronaca