Operazione Eureka: 130 arresti, EncroChat e Eurojust al centro della rete anti-'ndrangheta
L'operazione Eureka ha portato all'arresto di 130 persone in decine di Paesi, sfruttando comunicazioni EncroChat decifrate e il coordinamento di Eurojust.

Eureka, tre lezioni da un'operazione senza precedenti
Centotrent a persone arrestate in un solo giorno, in dodici città italiane e in sette Paesi europei: è il bilancio dell'operazione Eureka contro la 'ndrangheta, che secondo quanto riporta la Repubblica presenta almeno tre aspetti degni di analisi.
Il coordinamento europeo come strumento decisivo
Gli arresti sono scattati simultaneamente coinvolgendo Ros, Carabinieri, l'Ottavo nucleo Elicotteri, Squadroni Elioportati e unità cinofile in Italia, mentre le operazioni si estendevano a Germania, Belgio, Francia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna. Le indagini hanno riguardato anche Brasile, Panama, Colombia ed Ecuador.
Un'operazione di questa portata, condotta in una sola giornata senza fughe di notizie, non sarebbe stata possibile senza strumenti giuridici sovranazionali come il mandato di cattura europeo e i tavoli di indagine coordinati da Eurojust. Questa istituzione, poco nota al grande pubblico, mette in contatto investigatori e magistrati di diversi Paesi, coordina le indagini e individua gli strumenti più adatti per istruire processi nelle diverse giurisdizioni nazionali, che non sono affatto omogenee tra loro.
Il rappresentante italiano di Eurojust, Filippo Spezia, ha lavorato a stretto contatto con Giovanni Melillo, della Direzione Nazionale Antimafia, e Giovanni Bombarderi, della Procura di Reggio Calabria, oltre ai pubblici ministeri di Locri e alle Dda di Milano e Savona. La Repubblica sottolinea come sia cruciale che i governi nazionali continuino a sostenere istituzioni come Eurojust in un periodo segnato da crescente nazionalismo e scetticismo verso l'Europa.
EncroChat: quando la legge era un passo avanti
Il secondo elemento chiave dell'inchiesta è EncroChat. Questo sistema di comunicazioni cifrate è stato utilizzato per anni da esponenti della criminalità organizzata di tutto il mondo attraverso telefoni cellulari ritenuti a prova di intercettazione.
La narrazione che vuole le mafie sempre un passo avanti rispetto alla legge, dotate di protezioni ai vertici e tecnologie infallibili, si è scontrata con la realtà: la polizia francese è riuscita a violare i codici dell'azienda che produceva e vendeva questi dispositivi. L'Fbi, dal canto suo, è arrivata ad acquisire la proprietà di un'altra società del settore, leggendo e catalogando per anni le conversazioni dei trafficanti internazionali. Ignari di essere intercettati, i criminali hanno continuato a comunicare liberamente, consegnando così agli investigatori un patrimonio di informazioni.
Eureka, come molte altre indagini analoghe, è stata resa possibile dal lavoro degli esperti europei che hanno decifrato quei codici.
La 'ndrangheta tra San Luca e i cartelli sudamericani
Il terzo elemento emerso dall'operazione riguarda la dimensione internazionale della 'ndrangheta. La sola inchiesta Eureka ha documentato il coinvolgimento della criminalità calabrese nel traffico di 25 tonnellate di cocaina tra il 2019 e il 2022. Milioni di euro sono stati riciclati nell'economia legale tedesca.
Gli uomini della 'ndrangheta stringono accordi con gang brasiliane — cedendo armi in cambio di cocaina — e trattano direttamente con i rappresentanti del Cartello del Golfo colombiano. San Luca, epicentro dell'indagine, si conferma il cuore pulsante di un'organizzazione capace di operare su scala globale, come già evidenziato da precedenti inchieste e da ricerche accademiche, tra cui quelle della studiosa dell'Università di Oxford Zora Hauser.
Gli studi disponibili, tuttavia, indicano con chiarezza che la dimensione locale precede quella internazionale: è proprio il controllo capillare di parti significative del territorio italiano a rendere la 'ndrangheta un partner affidabile per brasiliani e colombiani, a loro volta fortemente radicati nei rispettivi territori.
Repressione necessaria ma non sufficiente
La Repubblica conclude che la risposta al crimine organizzato non può limitarsi all'azione giudiziaria e di polizia. Senza riforme strutturali dello Stato, della giustizia amministrativa e della pubblica amministrazione, le mafie continueranno a prosperare. I successi investigativi come Eureka rischiano di restare isolati se non accompagnati da una rigenerazione della politica capace di restituire fiducia dei cittadini nelle istituzioni e spingerli a collaborare e a sentirsi protetti.
Source: la Repubblica