Quattro braccianti uccisi nel Crotonese: sospetti su mafia dei campi
Un massacro avvenuto in pieno giorno in una stazione di rifornimento della Calabria ha causato la morte di quattro operai stranieri. Unico superstite un trentacinquenne che ha sfondato il lunotto per fuggire dalle fiamme.

Quattro braccianti uccisi nel Crotonese: sospetti su mafia dei campi
Un'azione criminale di estrema violenza si è consumata il primo giugno in una località del sud Italia. Presso un distributore di carburante nei pressi di Amendolara, nel crotonese, due aggressori hanno riversato benzina all'interno di un veicolo chiuso a chiave contenente cinque persone, incendiandolo poi deliberatamente. Quattro occupanti sono morti carbonizzati, un solo individuo è scampato alla morte.
Le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza mostrano il Fiat Ulisse che inizia a muoversi convulsamente mentre le fiamme si propagano. I passeggeri intrappolati hanno tentato disperatamente di aprire le portiere senza successo. Solo Taj A., un uomo di trentacinque anni, ha trovato la forza di rompere il vetro posteriore e di gettarsi fuori, riportando gravi traumi.
Le vittime sono state identificate come Ismat, Fazal, Waseem e Safi, tutti originari dell'Asia meridionale e impiegati come raccoglitori stagionali. La zona è nota per la coltivazione di agrumi e fragole, settori che impiegano numerosi lavoratori immigrati a condizioni estremamente svantaggiose, con retribuzioni orarie che spesso si aggirano attorno ai tre euro.
Secondo le prime ricostruzioni, dietro il delitto potrebbe celarsi un sistema criminale che controlla il reclutamento della manodopera nei campi. Questa rete, definita "mafia dei braccianti", manterrebbe legami con organizzazioni malavitose locali. A gestire l'ingaggio dei lavoratori sarebbero figure intermedie, generalmente straniere con maggiore esperienza sul territorio.
Dalle indagini sono emersi i volti di due cittadini pakistani, attualmente detenuti in attesa di giudizio. Il testimone sopravvissuto li ha riconosciuti come i responsabili dell'aggressione. Le vittime e il superstite condividevano alloggi spartani in una struttura rurale, con la promessa di un compenso giornaliero di quarantacinque euro che però veniva sistematicamente negato o ridotto.
"Ogni giorno chiedevamo quanto ci spettava, ma inventavano sempre scuse. Ci facevano anche pagare il trasporto", ha dichiarato Taj A. ricostruendo le dinamiche dello sfruttamento. La mattinata fatale sarebbe stata segnata da aspri contrasti verbali con i caporali. Il sopravvissuto ritiene che l'episodio fosse stato concepito come monito per tutti i lavoratori della zona.
Gli inquirenti non escludono che l'accaduto rientri in una strategia intimidatoria. Stanno verificando eventuali collegamenti con un fatto di sangue analogo registrato l'anno precedente, quando quattro operai di nazionalità indiana persero la vita in circostanze simili.
Fonte: Bild
Source: BILD