Processo Hydra: collaboratore racconta il controllo dei Nicastro su Busto Arsizio

Un pentito della 'ndrangheta descrive come la società civile di Busto Arsizio si piegasse alla famiglia mafiosa, pagando i conti e tacendo di fronte alla violenza.

Processo Hydra: collaboratore racconta il controllo dei Nicastro su Busto Arsizio

Processo Hydra: collaboratore racconta il controllo dei Nicastro su Busto Arsizio

Nel corso del processo sul Consorzio di mafie, il collaboratore Francesco Bellusci – ex affiliato della 'ndrangheta di Lonate Pozzolo – ha fornito dettagli inquietanti sul potere esercitato dalla famiglia Nicastro a Busto Arsizio, in provincia di Varese. Secondo le dichiarazioni rese agli inquirenti, Dario Nicastro e il suo stretto collaboratore Rosario Bonvissuto godevano di un'estesa rete di connivenze nel territorio bustocco.

Bellusci ha riferito che quando i due entravano in un locale, i presenti si mettevano a disposizione in segno di rispetto. Non si trattava di affiliati o di persone legate al clan, bensì di cittadini comuni che, consapevoli del peso criminale della coppia, preferivano non creare problemi. Il collaboratore ha raccontato scene in cui i clienti di un bar pagavano spontaneamente i consumi dei due esponenti mafiosi.

Un episodio particolarmente eclatante riguarda una violenta aggressione avvenuta in un locale della città. Bonvissuto avrebbe colpito con uno schiaffo un uomo che aveva una disputa in sospeso con un gruppo di siciliani vicini ai Nicastro. Il colpo ha procurato ferite sanguinanti al malcapitato, ma nessuno dei presenti – tra cui il titolare del bar – è intervenuto per soccorrerlo. Bellusci ha commentato che anche se avessero puntato una pistola alla testa della vittima, nessuno avrebbe parlato.

Il racconto del pentito si aggiunge a una serie di minacce documentate nei confronti di Francesco Picone, gestore di un bar locale. Picone era stato oggetto di intimidazioni dopo aver allontanato dal locale il figlio di Dario Nicastro, colto mentre si serviva birre dietro il bancone per i suoi amici senza pagarle. I messaggi minatori includevano frasi come "ti strozzo con le mie mani", "appena vengo gli taglio la testa" e "non devi parlare e dire nulla agli sbirri sennò torno e ti brucio il locale". La moglie di Picone ha conferito agli inquirenti che Nicastro le aveva rivolto minacce di morte, mimando il gesto del taglio della gola.

Nicastro e Bonvissuto figurano tra gli imputati del processo Hydra come esponenti dell'Unione di mafie legata a Cosa nostra, sponda gelese, clan Rinzivillo, con area di controllo a Busto Arsizio. Attualmente entrambi si trovano in libertà con obbligo di firma e divieto di dimora, nonostante le gravi accuse che pesano su di loro.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca