Italia: maxi-sequestro da 200 milioni nel clan di Messina Denaro

Un blitz internazionale ha portato al sequestro di un patrimonio enorme riconducibile alla Cosa Nostra del boss scomparso Matteo Messina Denaro. Tre arresti e otto società individuate.

Italia: maxi-sequestro da 200 milioni nel clan di Messina Denaro

Italia: maxi-sequestro da 200 milioni nel clan di Messina Denaro

Un colpo senza precedenti ha colpito l'eredità criminale lasciata da uno dei latitanti più famosi d'Italia. Le forze dell'ordine hanno confiscato un patrimonio del valore di oltre 200 milioni di euro, collegato alla potente organizzazione mafiosa che operava sotto la guida di Matteo Messina Denaro.

Nel corso di una vasta operazione condotta su scala internazionale, la Guardia di Finanza ha messo le manette a tre persone. L'indagine si concentra sul riciclaggio di capitali provenienti dal narcotraffico, attività direttamente riconducibile al sodalizio del capo. Secondo le autorità, questo blitz rappresenta il punto più alto di indagini complesse e prolungate, durante le quali è stato possibile tracciare un tesoro di proporzioni eccezionali.

Le somme erano state accumulate reinvestendo gli utili dello spaccio di sostanze stupefacenti, un'attività avviata già negli anni Ottanta e proseguita in numerosi stati, sia europei che extraeuropei. Gli investigatori hanno individuato otto imprese facenti parte del network criminale, insieme a consistenti quantitativi di metallo prezioso e residenze di pregio situate nelle zone più esclusive della Costa del Sol spagnola.

Per più di trent'anni Messina Denaro è stato considerato il vertice della Cosa Nostra ed era annoverato tra i ricercati più pericolosi della penisola. La sua cattura si è verificata nel gennaio 2023 in una struttura sanitaria della Sicilia, dove si era presentato per ricevere trattamenti contro un tumore. Otto mesi dopo è deceduto in una cella, a 61 anni, senza che il processo potesse mai iniziare.

A detta degli inquirenti, in qualità di affiliato alla Cosa Nostra aveva ordito o pianificato decine di assassinii. Figurerebbe tra i responsabili degli attacchi esplosivi che nel 1992 causarono la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre ai componenti delle loro scorte. Per quei delitti e per ulteriori atti terroristici era stato giudicato e condannato all'ergastolo in assenza. Nella gerarchia mafiosa era visto come l'erede dei vecchi capi Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

Fonte: Der Spiegel

Source: DER SPIEGEL (Justiz & Kriminalität)