La Corte di Strasburgo condanna l'Italia: lo Stato pagherà 60mila euro a una donna il cui caso di stupro fu archiviato da un pm con motivazioni sessiste
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha obbligato l'Italia a risarcire una cittadina francese dopo che un pubblico ministero italiano aveva definito "normale" che un uomo superi la resistenza di una partner "stanca".

La Corte di Strasburgo condanna l'Italia: lo Stato pagherà 60mila euro a una donna il cui caso di stupro fu archiviato da un pm con motivazioni sessiste
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia al pagamento di un risarcimento di circa 60mila euro a favore di Audrey Ubeda, cittadina francese che nel 2021 denunciò ripetute violenze, anche sessuali, da parte del compagno italiano con cui viveva in provincia di Avellino. Il provvedimento arriva dopo che il pubblico ministero incaricato del fascicolo aveva chiesto l'archiviazione dell'indagine, giustificando la decisione con affermazioni giudicate dalla Corte "sessiste" e capaci di banalizzare la violenza di genere.
Secondo quanto ricostruito dalla Corte, Ubeda presentò denuncia nell'aprile 2021, accusando l'uomo di maltrattamenti fisici e psicologici nei suoi confronti e verso i due figli minori, nonché di stupri ripetuti. La donna riferì anche di un episodio in cui il partner le avrebbe premuto un coltello alla gola davanti a due testimoni, minacciando che la sua storia sarebbe finita sui giornali come altri femminicidi.
Nello stesso anno, il pm titolare dell'inchiesta chiese l'archiviazione. Nella richiesta, l'incidente con il coltello fu definito una "brutta battuta", mentre le aggressioni fisiche ai bambini furono ricondotte a una mera azione disciplinare entro i limiti del potere genitoriale. Per quanto riguarda le violenze sessuali, il magistrato scrisse che era difficile accertarle, poiché l'uomo poteva non rendersi conto del rifiuto della partner, dato che "è normale per gli uomini dover superare una minima resistenza che ogni donna è incline a opporre quando è stanca dalla vita quotidiana e un uomo inizia un approccio sessuale".
La Corte di Strasburgo ha stabilito che tali osservazioni contenevano "stereotipi sessisti" e hanno minimizzato la violenza sessuale, esponendo la vittima a ulteriore umiliazione e rivittimizzazione. I giudici hanno inoltre rilevato che il magistrato — e, più in generale, il sistema giudiziario italiano — non aveva garantito un'indagine rapida, approfondita ed efficace, come richiesto nei casi di violenza domestica.
La richiesta di archiviazione fu infine respinta e il fascicolo fu assegnato a un nuovo pm. L'uomo fu rinviato a giudizio e, in primo grado, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione; attualmente è in libertà in attesa dell'esito del ricorso in appello.
Oltre al risarcimento, la Corte ha rilevato che le autorità italiane hanno violato il divieto di "trattamenti inumani e degradanti", tra l'altro per non aver fornito alloggio adeguato alla donna e ai figli, costretti a vivere per tre anni in una casa rifugio, e per aver respinto la richiesta di trasferimento in Francia.
Ubeda, che nel frattempo ha lasciato il partner violento, ha definito la sentenza un "atto di giustizia" e una "vittoria per tutte le donne". La sentenza non ha specificato il genere del pm, ma la donna ha riferito di aver provato "shock" nel sapere che si trattava di una magistrata.
Fonte: 444.hu
Source: 444