Clan della Barona: mezzo millennio di pene in 36 mesi per il gruppo criminale milanese
Il sodalizio della Barona ha accumulato condanne pari a cinque secoli di carcere in tre anni. Guidato da Nazzareno e Luca Calajò, il clan gestisce traffici illeciti di droga e armi a Milano.

Clan della Barona: mezzo millennio di pene in 36 mesi per il gruppo criminale milanese
Nel giro di tre anni, il sodalizio che opera nel quartiere milanese della Barona ha totalizzato condanne pari a cinque secoli di reclusione in gradi di giudizio preliminare. Il gruppo, guidato da Nazzareno Calajò insieme al nipote Luca, gestisce affari illeciti nella metropoli lombarda. Secondo Il Fatto Quotidiano, il clan muove interessi economici e detiene influenza territoriale.
Le accuse spaziano dalla costituzione di associazione per delinquere al commercio transnazionale di narcotici, passando per detenzione illegale di armi da fuoco, estorsioni e aggressioni fisiche. L'inchiesta denominata Barrios, avviata nell'aprile 2023 dai pm antimafia Francesco De Tommasi e Gianluca Prisco, ha svelato la gerarchia interna dell'organizzazione. Entrambi i pubblici ministeri sono costretti a muoversi con scorta armata a seguito delle intimidazioni ricevute dal capo.
Calajò, registrato nel reparto di Alta sicurezza del penitenziario di Opera, ha rivolto minacce dirette contro il magistrato: ha promesso di far saltare in aria il pm con un ordigno esplosivo. In un'altra conversazione intercettata ha rivendicato legami con Cosa nostra, affermando di essere orgoglioso di tale appartenenza. Al momento il reato di associazione di tipo mafioso non risulta contestato.
L'organizzazione può contare su fedeli esecutori pronti a sparare per tutelare il potere del clan. Francesco Bisi, noto come "Franco il bello", è stato punito con una pena di vent'anni per il ruolo di braccio destro di Luca Calajò e per la custodia del deposito di armi. Un altro membro, Mirko Cito, ha patteggiato undici anni.
Il quartiere riconosce l'autorità dei Calajò, che hanno costruito il loro predominio non solo con la forza bruta ma anche ottenendo l'adesione di segmenti della popolazione. I volti dei boss compaiono nei video musicali di artisti del rap, e Nazzareno ha esultato per le canzoni composte in suo onore.
La distribuzione al dettaglio di sostanze stupefacenti era gestita da Katia Adragna, soprannominata "Mamacita", deceduta nel corso delle indagini. La cocaina veniva consegnata tramite corrieri, prenotata su applicazioni di messaggistica e saldata mediante bonifici bancari.
L'arsenale del gruppo comprende pistole semiautomatiche, mitragliette e ordigni esplosivi. Un affiliato ha elencato il proprio equipaggiamento bellico, menzionando una Glock e una mitraglietta con otto caricatori da trentasei colpi ciascuno. La Procura milanese prosegue nelle indagini per completare il quadro probatorio.
Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca