Mario Adinolfi ai domiciliari: truffa e evasione fiscale con la "Scommessa Collettiva"
La Guardia di finanza ha arrestato il giornalista e leader del Popolo della Famiglia. Danni stimati in cinque milioni di euro.

Arresto a Roma: Adinolfi in manette per la "Scommessa Collettiva"
La Guardia di finanza ha arrestato Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, disponendo per lui i domiciliari. Lo riferisce roma.corriere.it: la Procura di Roma lo accusa di truffa ed evasione fiscale legata al circuito noto come «Scommessa Collettiva». Secondo i magistrati, «il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400mila euro sarebbero invece frutto di evasione fiscale».
Il meccanismo della "Scommessa Collettiva"
Al centro dell'indagine c'è il «club esclusivo» fondato da Adinolfi anni fa: per aderirvi, i partecipanti versavano quote annuali o trimestrali comprese tra 3.000 e 10.000 euro, a fronte della promessa di rendimenti fino al 40% annuo, garantiti — a detta del promotore — da un «team di esperti» e da sofisticati algoritmi applicati alle scommesse sportive.
Adinolfi, noto per le sue posizioni ultraconservatrici in materia di valori cattolici, aveva più volte descritto l'iniziativa come trasparente. «La somma investita è sempre e comunque garantita», aveva dichiarato in un'intervista, precisando che chi avesse richiesto la restituzione al di fuori delle finestre trimestrali previste avrebbe rinunciato alle vincite maturate. Agli ultimi Europei di calcio aveva inoltre pubblicizzato un'offerta «Vip Plus» da 9.500 euro, promettendo una maggiorazione del 150% a fine 2024, elevata al 200% in caso di vittoria dell'Italia.
Le denunce e l'inchiesta delle Iene
L'indagine è partita su iniziativa di alcuni partecipanti che hanno denunciato di non essere riusciti a recuperare le somme investite. Post sui social attestano movimenti del circuito tra il 2022 e il 2023, nonostante Adinolfi avesse dichiarato in più occasioni di aver già chiuso l'attività e di aver coinvolto comunque un numero ridotto di persone.
La vicenda era già finita sotto i riflettori grazie a più puntate delle «Iene» su Italia 1. L'inchiesta televisiva era culminata in un acceso scontro fisico tra Adinolfi e l'inviato Filippo Roma al termine di una presentazione elettorale: le immagini, ampiamente diffuse sui social, mostrano il giornalista afferrato per i capelli. Ad aprile la produzione aveva diffuso una nota: «Il confronto tra l'inviato e Adinolfi si è acceso, e non poco, fino a degenerare in un'aggressione fisica per Filippo Roma». L'inviato aveva respinto le accuse di Adinolfi — che lo aveva definito un pregiudicato e un utilizzatore di figuranti — mostrando il proprio casellario giudiziario e ribadendo la solidità del lavoro svolto.
Tra i casi documentati dal programma figurava quello di una donna invalida residente in provincia di Roma, con un reddito inferiore a 800 euro mensili, che avrebbe consegnato i propri risparmi confidando nelle promesse di rendimento e che aveva successivamente sporto denuncia al Tribunale di Roma. Un'altra persona aveva dichiarato davanti alle telecamere: «Non sono un figurante. Ho vissuto sulla mia pelle danni economici e personali. Se non riavrò il mio capitale, renderò pubblica la mia testimonianza».
Il giudice: «Persiste nell'infingimento e nella manipolazione»
Il gip di Roma Giulia Arcieri ha depositato un'ordinanza di custodia cautelare di venti pagine. Nel documento, il magistrato scrive che «la pericolosità di Mario Adinolfi emerge dalle interviste televisive in atti, da un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e da dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti — veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell'accordo —, che denotano come l'indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell'infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità».
L'ordinanza richiama inoltre il pericolo di inquinamento probatorio: «La libertà del soggetto potrebbe influire sulla genuinità della prova, atteso che sono in corso attività di indagine con riferimento alla raccolta delle dichiarazioni di altre persone offese e di documentazione attinente ai rapporti tra esse e l'indagato». Il gip sottolinea che «i flussi finanziari sono ancora in corso di ricostruzione e potrebbero configurarsi altre fattispecie di reato».
Il rischio specificamente paventato è che Adinolfi «potrebbe avvicinare i soggetti che hanno già sporto denuncia e indurli alla ritrattazione, totale o parziale, atteso che alcuni di essi sarebbero soggetti vulnerabili in relazione alle condizioni di salute compromesse o sotto il profilo finanziario — avendo investito tutto il capitale nell'operazione promossa dall'indagato — e dunque avvicinabili anche con la promessa di somme di denaro o di favori».
Source: Google News IT — Crime (it)