Mario Adinolfi agli arresti domiciliari: truffa e rischio di nuove frodi con "Cristo Regna"
Il leader di Popolo della Famiglia è stato arrestato l'8 luglio per truffa ed evasione fiscale. La gip ha disposto la custodia cautelare temendo la reiterazione dei reati.

Adinolfi in arresti domiciliari: la gip teme nuove truffe attraverso l'iniziativa "Cristo Regna"
Mario Adinolfi è stato posto agli arresti domiciliari mercoledì 8 luglio, con l'accusa di truffa ed evasione fiscale. Secondo Google News IT — Crime (it), la giudice per le indagini preliminari Giulia Arcieri ha disposto la misura cautelare ritenendo il leader di Popolo della Famiglia "pronto" a nuovi raggiri attraverso l'iniziativa "Cristo Regna", avviata dopo l'esperienza di "Scommessa Collettiva", al centro dell'inchiesta della Guardia di Finanza.
La gip ha motivato la custodia cautelare con il "concreto ed attuale pericolo di reiterazione di condotte di reato della stessa specie di quelle per cui si procede", ovvero truffa ed evasione fiscale. Secondo l'ordinanza, Adinolfi avrebbe operato con "Scommessa Collettiva" per circa "15-20 anni", e avrebbe poi creato "l'ulteriore iniziativa Cristo Regna" attraverso cui stava raccogliendo fondi dai sostenitori.
Oltre 4,7 milioni di euro in cinque anni
Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti di Adinolfi, AGI riferisce che negli ultimi cinque anni sarebbe stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte risulterebbe correlata ad attività di scommesse sportive. La gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stata destinata a trasferimenti verso soggetti terzi e a spese personali per l'acquisto di beni di lusso, tra cui orologi, lingotti, monete straniere, quadri, barche e viaggi.
Secondo la gip, "Cristo Regna" sembrerebbe riproporre, "con le medesime modalità" di "Scommessa Collettiva" e "in modo abusivo", la raccolta di fondi che, "alla luce di quanto sin qui emerso", potrebbe configurarsi come truffa ai danni di "altre vittime".
Il profilo dell'indagato secondo il giudice
Nell'ordinanza, la "pericolosità" di Adinolfi emergeva anche dalle "varie interviste televisive" — con riferimento apparente ai servizi de Le Iene — dalle quali trasparivano, secondo la giudice, "un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti". La gip ha rilevato che tali dichiarazioni "nel presente procedimento appaiono veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell'accordo".
Le presunte vittime, si legge nell'ordinanza, "hanno riferito di aver affidato le proprie disponibilità economiche ad Adinolfi, confidando nella restituzione del capitale e nella corresponsione di una remunerazione periodica", secondo quanto prospettato dall'indagato stesso. Sarebbero state convinte dalla sua "notorietà pubblica", dalla sua attività politica a livello nazionale, dal ruolo di giornalista e fondatore di associazioni a orientamento cattolico e familiare, nonché dall'immagine di "esperto giocatore di poker che si diceva in grado di vincere eliminando l'alea attraverso specifici algoritmi".
Rischio di inquinamento probatorio
Gli arresti domiciliari si sarebbero resi necessari anche per scongiurare il rischio di "inquinamento probatorio". La gip ha evidenziato il pericolo che Adinolfi potesse avvicinarsi a soggetti che avevano già sporto denuncia per indurli alla ritrattazione, "atteso che alcuni di essi sarebbero soggetti vulnerabili in relazione alle condizioni di salute compromesse o sotto il profilo finanziario", avendo investito l'intero capitale nell'operazione promossa dall'indagato.
La Guardia di Finanza, Nucleo Pef, ha sottolineato che "è concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto". La gip ha precisato che le indagini sono ancora in corso, con un focus sulle testimonianze delle presunte vittime e sull'"acquisizione di documentazione bancaria e fiscale ulteriore in relazione a flussi finanziari ancora in corso di ricostruzione".
"Cristo Regna" promossa sui social
Adinolfi aveva pubblicizzato esplicitamente "Cristo Regna" in diversi post su Facebook, tra cui uno del 7 ottobre 2025 in cui invitava a tesserarsi "all'associazione CR di cristiani impegnati" scrivendo a un indirizzo email dedicato e presentandosi come potenziali militanti.
La notizia dell'arresto è stata ripresa dall'account Instagram de Le Iene, che ha ricordato di essersi occupato a lungo della vicenda con gli inviati Filippo Roma e Alfredo Liuzzi, raccogliendo "le testimonianze di persone che sostengono di aver perso somme ingenti partecipando alla cosiddetta 'scommessa collettiva'". Il programma ha sottolineato che "oggi queste contestazioni sono al centro dell'inchiesta che ha portato alla misura cautelare". Roma ha ricondiviso il post nelle sue Stories. Prima de Le Iene, la vicenda era stata portata all'attenzione pubblica da Mr Marra nel Cerbero Podcast.
Source: Google News IT — Crime (it)