Omicidio Martina Carbonaro: a Napoli si ricostruisce la dinamica del delitto

Nuova udienza nel processo per la morte della 14enne ad Afragola. I periti hanno illustrato in tribunale come si svolse l'aggressione nel cantiere abbandonato.

Omicidio Martina Carbonaro: a Napoli si ricostruisce la dinamica del delitto

Omicidio Martina Carbonaro: a Napoli si ricostruisce la dinamica del delitto

Il tribunale partenopeo ha ospitato un'ulteriore seduta del dibattimento relativo alla morte di una minorenne avvenuta nella primavera del 2025 nel territorio afragolesi. La giovane, che aveva appena 14 anni, perse la vita all'interno di uno stabile in disuso, precedentemente utilizzato come impianto sportivo.

Il presunto responsabile, un ventenne del posto, ha preso la parola tramite collegamento a distanza. Costretto a questa modalità a seguito di alterchi verificatisi con i familiari della vittima in un'udienza precedente, il ragazzo ha espresso rimorso per i fatti, pur ammettendo di non riuscire a concedersi alcuna clemenza interiore. Ha negato di aver mai minacciato la ragazza o terzi, offrendo una propria interpretazione di un messaggio elettronico dal contenuto inquietante.

La professionista nominata dall'accusa ha descritto dettagliatamente le modalità del fatto. La vittima sarebbe stata colpita in quattro circostanze distinte. Il decesso non sarebbe stato istantaneo, ma si sarebbe verificato nell'arco di circa sessanta minuti dall'inizio della violenza. Il colpo conclusivo avrebbe procurato le lesioni più gravi. Sul corpo sono state rilevate tracce indicative di un tentativo di opporsi all'aggressore.

Secondo la ricostruzione offerta in sede processuale, la prima aggressione avvenne in un corridoio dello stabile, provocando la caduta della minorenne. Subito dopo seguirono altri due colpi ravvicinati. In questo frangente, l'uomo avrebbe anche tappato la bocca della ragazza per impedirle di chiedere aiuto. Successivamente, la trasportò in un ambiente più interno, dove le inflisse il quarto colpo. Le analisi indicano che, al momento dello spostamento, la vittima era ancora in vita ma priva di possibilità di movimento.

Gli investigatori incaricati delle indagini tecniche hanno evidenziato un comportamento metodico da parte dell'aggressore. Dopo aver compiuto il fatto, occultò il cadavere sotto cumuli di materiali di risulta e si adoperò per ripulire i segni ematici presenti nell'area. L'ispezione sul posto fu condotta con strumentazione fotografica sofisticata e sistemi di illuminazione in grado di simulare la luce naturale.

Durante la seduta, furono mostrate immagini particolarmente forti delle ferite subite dalla giovane. La genitrice, presente in aula, non riuscì a controllare il proprio stato emotivo, scoppiando in un pianto disperato. Il presidente del collegio giudicante decise quindi di interrompere temporaneamente i lavori per consentire alla donna di ricevere assistenza e allontanarsi dall'aula.

Sono state inoltre esaminate due pietre in cemento, rinvenute sul luogo, sulle quali gli accertamenti biologici hanno rilevato tracce genetiche riconducibili all'imputato. Secondo la tesi accusatoria, questi elementi costituirono gli strumenti utilizzati per perpetrare l'omicidio. È stato altresì ascoltato un tecnico specializzato nell'analisi degli apparati elettronici sequestrati dalle forze dell'ordine.

La donna, intervistata dai cronisti all'uscita del palazzo di giustizia, ha dichiarato di non poter perdonare chi ha tolto la vita a sua figlia, esprimendo scetticismo sulla sincerità delle parole pronunciate dall'imputato.

Il dibattimento riprenderà nella prima settimana di settembre, quando sarà ascoltata la testimonianza della madre della vittima.

Fonte: ANSA

Source: ANSA Cronaca