Quattro braccianti uccisi in Calabria: arrestati due pakistani
Nella regione calabrese due uomini di origine pakistana sono stati arrestati con l'accusa di aver rinchiuso quattro lavoratori stranieri in un furgone e averli dati alle fiamme. Un solo sopravvissuto ha raccontato l'orrore dello sfruttamento nei campi.

Quattro braccianti uccisi in Calabria: arrestati due pakistani
Nella regione della Calabria, nel sud Italia, due cittadini pakistani sono stati arrestati martedì con il sospetto di aver chiuso quattro braccianti stranieri in un minibus e di averli bruciati vivi. Un uomo è sopravvissuto all'aggressione. Le vittime sarebbero tre afghani e un pakistano.
Secondo quanto riferito da Joyn.at, i due sospettati avrebbero chiesto denaro per il trasporto nei campi, somma che le future vittime hanno rifiutato di pagare. In risposta, i due uomini avrebbero versato benzina nel veicolo e poi vi hanno lanciato un oggetto infuocato. Il testimone sopravvissuto ha raccontato che i suoi amici avevano più volte chiesto ai due pakistani di pagare lo stipendio per il lavoro svolto nei campi di fragole tra la Calabria e la Basilicata, ma non avevano mai ricevuto denaro.
Il sopravvissuto ha parlato anche di una "grande mafia pakistana" nel settore dell'agricoltura. I due arrestati lo avrebbero minacciato insieme ai suoi compagni con coltelli e pistole per costringerli a lavorare.
Il vescovo di Cassano allo Ionio, Francesco Savino, ha condannato lo sfruttamento degli stranieri nei campi del sud Italia: "Basta con la perniciosa abitudine di considerare normale che persone arrivate da lontano mietano, lavorino, vivano e muoiano qui come corpi senza storia". Anche i sindacati hanno parlato di un "orrore indicibile".
La CGIL, il principale sindacato italiano, ha chiesto alla politica misure più decise "per combattere la quotidianità disumana che molti lavoratori, spesso migranti, vivono nei nostri campi". Secondo stime della CGIL, fino a 230.000 persone lavorano senza contratto, più di un quarto dei braccianti stagionali del paese.
In Italia il "caporalato", una forma illegale di reclutamento di manodopera straniera tramite intermediari, è particolarmente diffuso nel sud. Nel 2016 è stata introdotta una legge che prevede fino a sei anni di carcere per lo sfruttamento del lavoro nero nei campi, pena che può aumentare di altri due anni in caso di violenza o minacce gravi. Tuttavia i sindacati criticano che i controlli restano insufficienti.
Source: Google News AT — Crime (de)