Carceri italiane al 139% di sovraffollamento: 64.436 detenuti per 46.318 posti

Al 30 aprile 2026 le prigioni italiane ospitano 64.436 detenuti a fronte di 46.318 posti realmente disponibili. Il rapporto Antigone denuncia 82 suicidi nel 2025 e 24 già nel 2026.

Carceri italiane al 139% di sovraffollamento: 64.436 detenuti per 46.318 posti

Sovraffollamento record nelle carceri italiane: 73 istituti oltre il 150%

Al 30 aprile di quest'anno le carceri italiane ospitavano 64.436 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che scendono a soli 46.318 posti effettivamente disponibili. Lo riporta ANSA Cronaca, citando il XXII Rapporto di Antigone sulla detenzione in Italia. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%.

Sono 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%. In 8 carceri si supera il 200%. Solo 22 istituti su tutto il territorio nazionale risultano non sovraffollati.

Nonostante il governo abbia annunciato un Piano carceri, i posti disponibili sono diminuiti di 537 unità dall'avvio del piano.

Popolazione detenuta sempre più anziana, ma i giovani adulti tornano a crescere

L'età media della popolazione detenuta è in progressivo aumento. Fino al 2010 i detenuti con meno di 40 anni rappresentavano oltre il 60% dei presenti; alla fine del 2025 la quota è scesa al 43,9%. Gli over 50, che nel 2010 costituivano il 15,8% della popolazione carceraria, sono saliti al 29,5% alla fine del 2025.

Questa tendenza all'invecchiamento è tuttavia parzialmente contenuta dalla recente crescita dei giovani adulti. I detenuti tra i 18 e i 20 anni sono passati dall'1% delle presenze alla fine del 2021 all'1,6% nel 2025. La fascia 21-24 anni, dopo aver toccato il minimo del 4,7% alla fine del 2022, è risalita all'attuale 5%.

Celle chiuse per oltre il 60% dei detenuti, tensioni in aumento

Oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi, circolari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) hanno ulteriormente limitato la libertà di movimento, le attività e i contatti con l'esterno.

Antigone rileva che tali restrizioni, giustificate con ragioni di sicurezza, hanno prodotto l'effetto contrario. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 casi, con un incremento del 12,4%. Le aggressioni tra detenuti sono aumentate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025, pari a un +73%. Gli atti turbativi dell'ordine e della sicurezza sono cresciuti del 27,6%.

"Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati", afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività."

82 suicidi nel 2025, già 24 dall'inizio del 2026

Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall'inizio del 2026 i suicidi sono già 24: in meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 si sono registrati 254 decessi complessivi, il dato più alto da decenni. Gli atti di autolesionismo superano quota 2.000 ogni 10.000 detenuti, il che significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.

Le proposte di Antigone

Di fronte a questo scenario, Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio. Le proposte contenute nel rapporto "Tutto chiuso" includono: un piano straordinario per riempire le carceri di attività in vista dell'estate, al fine di ridurre i suicidi; il ritiro delle circolari che hanno limitato la vita detentiva, a partire da quelle sulla media e alta sicurezza; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; l'estensione delle misure alternative, anche attraverso l'uso del Consiglio di disciplina allargato; l'accesso alla detenzione domiciliare per chi ha un residuo di pena inferiore ai 12 mesi.

L'associazione propone inoltre: investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni liceali e poli universitari con riduzione degli ostacoli burocratici; sport all'aperto per tutti i detenuti durante l'estate; ripristino della custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; riduzione dell'isolamento e della sorveglianza particolare; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo, con informazione tempestiva dei familiari; costituzione di parte civile del governo nei procedimenti per tortura o lesioni commesse da esponenti della polizia penitenziaria; screening sanitario generale per tutti i detenuti, con priorità alle malattie infettive e psichiatriche.

Reati in calo, ma recidiva alta e pene più lunghe

I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano in calo dell'8%. Calano anche gli ingressi in carcere, e la custodia cautelare riguarda oggi il 24,1% dei detenuti, in progressiva diminuzione. A crescere sono invece le pene più lunghe, effetto delle politiche punitive adottate dall'attuale governo, che dall'inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.

Il sistema continua a fallire sul piano della recidiva: solo il 40,8% dei detenuti è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6% da cinque a nove volte, il 2,7% più di dieci volte. Secondo Antigone, questi dati dimostrano l'inefficacia del modello detentivo attuale nel prevenire il ritorno alla criminalità.

Source: ANSA Cronaca