Omicidio Paganelli, difesa chiede assoluzione di Dassilva: ergastolo chiesto dalla Procura
Al tribunale di Rimini la difesa di Louis Dassilva ha contestato tutte le prove dell'accusa, chiedendo l'assoluzione. Sentenza attesa per il 9 giugno.

Processo Paganelli: la difesa attacca l'impianto accusatorio, sentenza il 9 giugno
Il processo per l'omicidio di Pierina Paganelli si avvicina alla fase decisiva. Davanti al tribunale di Rimini, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi — difensori di Louis Dassilva, il 36enne senegalese imputato per la morte della 78enne avvenuta il 3 ottobre 2023 — hanno pronunciato le arringhe finali chiedendo la piena assoluzione del loro assistito. Lo riporta ildubbio.news.
La Procura di Rimini ha chiesto per Dassilva la condanna all'ergastolo. I difensori hanno definito «inconsistenti» gli elementi raccolti dagli inquirenti, contestando sia gli indizi tecnici sia la credibilità di Manuela Bianchi, nuora della vittima, attualmente indagata per favoreggiamento in un procedimento connesso.
Nessuna prova diretta sulla scena del crimine
Il cuore dell'arringa difensiva è stato l'attacco alla tenuta complessiva dell'accusa. Secondo Fabbri e Guidi, nel corso del processo non sarebbero emerse prove dirette capaci di collocare Dassilva sulla scena del crimine nella notte dell'omicidio. I legali hanno insistito sull'assenza di tracce biologiche e di riscontri oggettivi che colleghino l'imputato all'aggressione mortale, sostenendo che il quadro accusatorio poggi su ricostruzioni fragili e su dichiarazioni prive di adeguata conferma esterna.
Tra gli indizi tecnici contestati figura l'assenza di movimenti registrati dall'app Health del telefono di Dassilva, elemento che la difesa ha valorizzato per mettere in discussione la compatibilità tra la tempistica ricostruita dalla Procura e la presenza dell'imputato sul luogo del delitto. I legali hanno inoltre ritenuto i tempi dell'aggressione incompatibili con la ricostruzione accusatoria, evidenziando come la sequenza proposta dalla Procura lasci aperti margini di dubbio sulla dinamica e sull'autore del delitto.
Il caso Manuela Bianchi
Particolare attenzione è stata dedicata alla figura di Manuela Bianchi. Secondo Fabbri e Guidi, la donna avrebbe modificato la propria versione dei fatti «per salvare se stessa», indirizzando le accuse verso Dassilva dopo il venir meno della pista legata alla cosiddetta Cam 3. I difensori hanno messo in dubbio la credibilità delle sue dichiarazioni, richiamando conversazioni e testimonianze che, a loro avviso, non offrirebbero riscontri oggettivi sufficienti.
Per la difesa, il cambio di versione della Bianchi rappresenta un passaggio decisivo nell'intera vicenda processuale. Gli avvocati sostengono che il suo racconto non possa costituire una base solida per una condanna all'ergastolo, in assenza di elementi autonomi capaci di confermarlo. La questione non riguarda soltanto la coerenza interna della testimonianza, ma la sua verificabilità esterna: senza riscontri concreti, hanno argomentato i legali, le dichiarazioni non basterebbero a sostenere la richiesta della Procura.
Piste alternative e movimenti di Loris Bianchi
Nel corso dell'arringa, Fabbri e Guidi hanno evocato anche possibili scenari alternativi, soffermandosi sui movimenti di Loris Bianchi nella sera dell'omicidio. Il riferimento rientra nella strategia difensiva volta a dimostrare come l'indagine, secondo i legali, non avrebbe escluso in modo definitivo ipotesi diverse da quella che ricade su Dassilva.
Sentenza fissata per il 9 giugno
Le repliche e la sentenza sono state fissate per il 9 giugno. In quella data il tribunale di Rimini dovrà pronunciarsi sulla richiesta della Procura — ergastolo — e sulla linea opposta della difesa, che chiede invece l'assoluzione piena di Louis Dassilva dall'accusa di omicidio.
Source: Google News IT — Crime (it)