Calabria: quattro braccianti uccisi e bruciati, fermati due pakistani

Due cittadini pakistani sono stati arrestati per l'omicidio di quattro braccianti agricoli in Calabria. I migranti, rinchiusi in un furgone, sarebbero stati dati alle fiamme dopo aver chiesto il pagamento del salario. Un solo sopravvissuto ha raccontato l'orrore.

Calabria: quattro braccianti uccisi e bruciati, fermati due pakistani

Calabria: quattro braccianti uccisi e bruciati, fermati due pakistani

Due cittadini pakistani sono stati arrestati con l'accusa di aver assassinato quattro braccianti agricoli nel Sud Italia. I sospettati avrebbero rinchiuso le vittime in un furgone e dato fuoco al veicolo.

I fatti sono avvenuti in Calabria. Tra le vittime figurerebbero tre afghani e un pakistano. Gli indagati avrebbero preteso denaro per il trasporto ai campi, una somma che i lavoratori non erano in grado di corrispondere. Secondo la ricostruzione del sopravvissuto, i due uomini avrebbero versato benzina nel mezzo e gettato un oggetto incendiario, causando la morte per incendio dei quattro migranti.

Il superstite ha riferito che lui e i compagni avevano più volte richiesto il pagamento della giornata sui campi di fragole tra Calabria e Basilicata, ma non avevano mai ricevuto alcun compenso. "Ci davano cibo e un posto dove dormire, ma mai soldi", ha dichiarato. Ha inoltre parlato di una "grande mafia pakistana" nel settore agricolo, sostenendo che i due arrestati lo avessero minacciato con coltelli e pistole per costringerlo al lavoro.

Il vescovo di Cassano allo Ionio, Francesco Savino, ha condannato con forza lo sfruttamento dei lavoratori stranieri. "Basta con la consuetudine funesta di considerare normale che persone arrivate da lontano mietano, lavorino, vivano e muoiano qui come corpi senza storia", ha affermato.

Le organizzazioni sindacali hanno parlato di "orrore indicibile". La CGIL ha esortato la politica a misure più risolute "per combattere il quotidiano disumano che molti lavoratori, spesso migranti, subiscono nei nostri campi".

Secondo stime della CGIL, fino a 230.000 persone lavorano nel settore agricolo senza contratto, più di un quarto dei braccianti stagionali italiani. Il fenomeno del caporalato, forma illegale di reclutamento di manodopera straniera tramite intermediari, è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno. Le leggi italiane prevedono fino a sei anni di carcere per chi sfrutta lavoratori neri nei campi, ma le associazioni denunciano controlli insufficienti.

Fonte: Kronen Zeitung

Source: Google News AT — Crime (de)