Accessi abusivi ai pc dei magistrati: perquisizioni a marzo, tre tecnici indagati
La Procura di Milano indaga su tre casi di sospette intrusioni informatiche nei computer di magistrati torinesi, tra cui il procuratore Bombardieri. Coinvolto il sistema Ecm del Ministero della Giustizia.

Intrusioni nei pc dei magistrati, la Procura di Milano esegue perquisizioni
Tre episodi di sospette intrusioni informatiche nei computer di due magistrati del distretto giudiziario di Torino, tra cui il procuratore Giovanni Bombardieri. Lo riferisce ANSA Cronaca, che ricostruisce un'indagine avviata dalla Procura di Milano su denunzia dello stesso Ministero della Giustizia.
Il fascicolo è stato aperto alcuni mesi fa dai pm Enrico Pavone e Francesca Celle, sotto la direzione del procuratore Marcello Viola. Lo scorso marzo, d'intesa con il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo, sono state eseguite perquisizioni domiciliari e informatiche.
Il sistema Ecm e le credenziali di amministratore
Al centro dell'inchiesta c'è il sistema Ecm, software adottato nel 2019 dal Ministero della Giustizia e installato su circa 40.000 computer di magistrati e cancellieri per la manutenzione e gli aggiornamenti da remoto. Il programma avrebbe consentito, attraverso le password di accesso, di entrare nei dispositivi senza che gli utenti se ne accorgessero e senza lasciare traccia.
Secondo i pm, gli accertamenti investigativi «si sono resi necessari poiché, dai primi riscontri, è emerso che le intrusioni informatiche sono avvenute attraverso la forzatura del sistema resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore». Gli indagati sono tre tecnici di una società convenzionata per i servizi di manutenzione, che disponevano di tali credenziali in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero con ditte terze. Via Arenula nei giorni scorsi ha annunciato la dismissione del sistema, dopo che era finito al centro di polemiche in seguito a un'inchiesta del programma televisivo Report.
Il caso Tirone e il procuratore Bombardieri
Il primo episodio emerso nei mesi scorsi riguarda un presunto «test» sul pc del giudice per le indagini preliminari di Alessandria, Aldo Tirone, condotto tramite un tecnico. I pm stanno ora verificando se anche i due casi che hanno come obiettivo il computer di Bombardieri siano stati prove di vulnerabilità del sistema o veri accessi finalizzati a «spiare» dispositivi contenenti dati sensibili e informazioni coperte da segreto istruttorio.
Uno dei due episodi che vedono come vittima il capo della Procura torinese è stato trattato nell'ultima puntata di Report, condotta da Sigfrido Ranucci. Nel programma è stato intervistato un ex tecnico — identificato come Stefano — della ditta che svolgeva la manutenzione, nel frattempo licenziato. All'indagato viene contestato di aver violato il pc di Bombardieri e di aver inviato successivamente una mail a suo nome.
L'ex tecnico ha però offerto una versione diversa: «Il procuratore aveva chiesto l'installazione di una stampante a colori sul suo computer, con tanto di ticket d'intervento. Che io eseguo come da prassi. A fine installazione è partita questa mail. Mai entrato nella sua casella di posta. Un clamoroso equivoco, spero che il procuratore ne venga messo a conoscenza». Secondo quanto riferito, sarebbe stato lo stesso Bombardieri ad accorgersi delle anomalie nel proprio dispositivo e a segnalarle.
Analisi forensi in corso, nessun caso a Milano
La Procura di Milano ha precisato che gli elementi raccolti finora dalla Polizia Postale non portano a ipotizzare «alcuna intrusione» da parte di funzionari del Ministero. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati durante le perquisizioni di marzo sono ancora in corso.
Il coordinamento delle verifiche a livello nazionale è affidato alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Al momento, secondo quanto comunicato dalla Procura di Milano, non risultano magistrati colpiti nel distretto milanese né, apparentemente, in altri distretti giudiziari.
Source: ANSA Cronaca