Rita Atria richiesta di pagare il canone Rai a 34 anni dalla morte
L'associazione antimafia intitolata alla testimone di giustizia ha ricevuto una richiesta di 138 euro per il canone Rai, mentre lo Stato ignora la riapertura delle indagini sulla sua morte.

Canone Rai per Rita Atria: lo Stato chiede 138 euro, ma non risponde sull'indagine
Lo Stato italiano non ha ancora risposto alla richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Rita Atria, ma ha inviato alla sede legale dell'associazione che ne porta il nome una bolletta da 138 euro per il canone Rai. Lo riferisce ANSA Cronaca, citando quanto dichiarato da Nadia Furnari, vicepresidente dell'associazione antimafie fondata nel 1994 a Milazzo in memoria della giovanissima testimone di giustizia.
«Lo Stato non risponde alle nostre richieste di riaprire l'indagine sulla sua morte. Però chiede a Rita Atria di pagare il canone Rai», ha detto Furnari al quotidiano La Sicilia, che per prima ha pubblicato la notizia.
La richiesta, priva di riferimento all'associazione e di codice fiscale, è stata recapitata in un appartamento dove non si svolge alcuna attività sociale e dove il canone risulta già regolarmente versato. «Evidentemente per lo Stato la signora "Rita Atria" ha un'attività», ha aggiunto Furnari con amarezza.
L'associazione intende contestare formalmente l'addebito tramite posta elettronica certificata, spiegando che Atria è deceduta e che non sussiste nessuna delle condizioni previste. Furnari ha definito l'episodio il frutto di «sciatteria» burocratica, ipotizzando un invio automatizzato, «magari gestito con intelligenza artificiale».
Rita Atria aveva 17 anni quando, il 26 luglio 1992 — una settimana dopo l'assassinio del giudice Paolo Borsellino, con cui collaborava — il suo corpo fu trovato senza vita a Roma, precipitata da un balcone. La morte fu archiviata come suicidio.
Da quattro anni l'associazione conduce una battaglia legale per ottenere la riapertura del caso. L'avvocato Goffredo D'Antona, che affianca da anni l'ente, descrive un fascicolo originario del 1992 gravemente lacunoso: «Non sapevano nemmeno che fosse testimone di giustizia. Non c'era nemmeno un intervento del Tribunale per i minorenni. Come se si fosse suicidata non una persona, ma un'ombra».
Le verifiche condotte negli anni hanno rilevato l'assenza di impronte digitali e di tracce biologiche. «Una lunga serie di incongruità», ha concluso D'Antona, per le quali l'associazione ha chiesto alla Procura di Roma la riapertura delle indagini, ipotizzando l'istigazione colposa al suicidio «e non escludendo altro». Il procedimento legale resta però fermo.
Source: ANSA Cronaca