Rocchi accusato di frode sportiva in concorso con l'Inter: nuove accuse dai pm di Milano
L'ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi ha risposto agli inquirenti milanesi, ma emergono nuove ipotesi di reato che coinvolgono dirigenti nerazzurri e l'ex presidente Figc Gravina.

Inchiesta arbitri: Rocchi risponde ai pm, ma le accuse si aggravano
Gianluca Rocchi, ex designatore degli arbitri ora al centro dell'inchiesta della procura di Milano sul sistema arbitrale, ha scelto di presentarsi davanti ai pubblici ministeri per respingere le accuse di concorso in frode sportiva. Lo riferisce Il Fatto Quotidiano, precisando che Rocchi — già convocato per un interrogatorio a fine aprile e inizialmente rimasto in silenzio — ha risposto agli inquirenti sei giorni fa nel tentativo di contestare le imputazioni a suo carico.
Le accuse originarie riguardano le designazioni di arbitri ritenuti "graditi" all'Inter in due partite del 2025. Nel nuovo invito a comparire, tuttavia, sono emerse contestazioni ulteriori e di maggiore peso.
Il ruolo dell'Inter e di Gravina
Nell'ipotesi di frode sportiva, i pm collocano ora Rocchi "in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Figc". Gravina si è nel frattempo dimesso dalla Federcalcio in seguito alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali.
Si tratta di un'accusa che chiama in causa direttamente il club nerazzurro, campione d'Italia in carica, con riferimento alla stagione appena conclusa. Ad oggi, però, nessun dirigente dell'Inter né lo stesso Gravina risultano iscritti nel registro degli indagati. Non è stato identificato con indizi circostanziati alcun esponente del management nerazzurro: non vi sarebbero intercettazioni dirette tra dirigenti del club e Rocchi, né i telefoni sono stati sequestrati.
Le nuove intercettazioni e la partita del 26 aprile
Una novità rilevante riguarda i tempi delle intercettazioni: Rocchi non è stato monitorato soltanto nella primavera del 2025, quando emersero i primi fatti contestati. Le intercettazioni sono riprese ad aprile di quest'anno, a campionato ancora in corso, autorizzate dalla gip Giulia Marozzi pochi giorni prima che l'inchiesta divenisse pubblica.
Nel mirino dei pm è finita così Torino-Inter del 26 aprile 2026, terminata 2-2 anche grazie a un rigore concesso ai granata. Il giorno precedente, Rocchi — già indagato — si era autosospeso dall'incarico di designatore. Secondo la procura, nei giorni che hanno preceduto la gara, un dirigente dell'Associazione italiana arbitri aveva riferito a Rocchi i presunti malumori dell'Inter per la designazione dell'arbitro Maurizio Mariani. Rocchi avrebbe confermato comunque quella scelta, dichiarando poi agli inquirenti di averla rivendicata di fronte alle contestazioni che gli erano state riferite come provenienti dall'ambiente nerazzurro.
Inter-Verona del 3 maggio 2025
Nelle nuove imputazioni compare anche la partita Inter-Verona del 3 maggio 2025. Secondo l'accusa, Rocchi avrebbe selezionato come arbitro Gianluca Manganiello per evitare che in campo fosse designato Simone Sozza, ritenuto poco gradito ai nerazzurri.
Ipotesi di archiviazione e tempi dell'inchiesta
Gli inquirenti devono ancora accertare se e quali pressioni siano state esercitate sulle presunte "combine" nelle designazioni, chi le avrebbe effettuate e se abbiano concretamente alterato il regolare svolgimento delle competizioni. In assenza di nuove prove — scenario che appare probabile — si prospetta una richiesta di archiviazione.
Il pm Ascione, titolare dell'indagine fin dall'inizio, lascerà la Procura di Milano il 16 luglio per trasferirsi a Roma nel ruolo di procuratore europeo. La Procura, diretta da Marcello Viola con l'aggiunto Paolo Ielo entrato di recente nel fascicolo, punta a chiudere l'inchiesta entro la fine del mese.
Le "bussate" alla sala Var: stralcio verso Monza
Il capitolo relativo alle cosiddette "bussate" alla sala Var non compare più tra le imputazioni contestate. Non si tratta di un abbandono dell'accusa: secondo quanto emerso, è previsto uno stralcio con trasmissione degli atti alla Procura di Monza, competente per territorio dato che la sala Var è situata a Lissone, in provincia di Monza e Brianza.
Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca