Madre, compagno e nonno in carcere per il rapimento di due sorelle minori

Tre persone sono state arrestate per aver sottratto due ragazze di 12 e 16 anni da una struttura protetta in Abruzzo e averle nascoste per sedici giorni in un appartamento di Formia.

Madre, compagno e nonno in carcere per il rapimento di due sorelle minori

Madre, compagno e nonno in carcere per il rapimento di due sorelle minori

Tre persone sono state arrestate con l'accusa di aver rapito due ragazze di 12 e 16 anni da una struttura protetta in Abruzzo e di averle tenute nascoste per oltre due settimane in un appartamento del Basso Lazio. In manette sono finiti la madre delle vittime, il suo attuale compagno e il padre di lei.

Le due sorelle erano state allontanate dalla casa famiglia "Hope" di Civitella Alfedena, in provincia dell'Aquila, nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Da lì erano scomparse senza lasciare tracce, scatenando una caccia all'uomo che si è conclusa il 22 giugno con il loro ritrovamento a Formia.

Il blitz dei carabinieri è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica in un condominio popolare della periferia sud della città laziale. Le ragazze erano rinchiuse in una stanza con le persiane chiuse, ospiti di una parente ottantenne della madre che non la incontrava da oltre un decennio. Quando gli uomini in divisa sono entrati, le adolescenti stavano guardando la televisione.

La svolta investigativa è arrivata grazie a una conversazione video intercettata quella stessa mattina tra la donna detenuta e le figlie. Terminata la chiamata, la madre aveva dichiarato a terzi che le ragazze "erano morte". Quella menzogna ha convinto gli inquirenti che le minorenni fossero ancora in vita e si trovassero proprio in quell'immobile.

Il magistrato titolare dell'indagine, il procuratore di Sulmona Luciano D'Angelo, ha raccontato che al momento del salvataggio le due erano in apparenti buone condizioni fisiche, ma visibilmente impaurite. Non si sono mostrate collaborative con i militari e avrebbero chiesto di poter restare con la genitrice. Il pm ha spiegato che questo atteggiamento è frutto di un condizionamento prolungato operato dalla madre, definita in un precedente provvedimento del Tribunale di Cassino come una "manipolatrice".

Il piano di sottrazione si è rivelato piuttosto elaborato. Le ragazze erano uscite dalla struttura attraverso una porta-finestra con la serratura guasta, avevano percorso a piedi qualche centinaio di metri e poi erano salite su un'automobile dove le attendevano il nonno paterno e il compagno della madre. Il viaggio di circa tre ore le aveva trasferite dall'Abruzzo al Lazio meridionale.

Per rendere difficile il rintraccimento, il gruppo aveva procurato dieci schede telefoniche acquistate illegalmente a Napoli. Una era stata consegnata alla madre, un'altra a una delle figlie che nascondeva il telefono dentro una scatola di dolci natalizi. Gli investigatori sono comunque riusciti a intercettare rapidamente le comunicazioni.

Il decreto di custodia cautelare parla di "numerose attività di depistaggio" e sottolinea il rischio che i tre arrestati potessero fuggire o continuare a ostacolare le indagini. L'ipotesi di reato è sequestro di persona aggravato dalla minore età e dalla vulnerabilità delle vittime, che prevede pene fino a tredici anni di reclusione.

Le indagini non sono chiuse: gli inquirenti stanno setacciando il più ampio parentado della famiglia, residente tra Minturno, Formia e Gaeta, per verificare la presenza di altri complici. Sette delle dieci schede acquistate risultano ancora non localizzate.

Fonte: la Repubblica

Source: la Repubblica