Strage di Calenzano: chiuse le indagini per 9 indagati, sette sono dipendenti Eni
La Procura di Prato notifica l'avviso di conclusione indagini a nove persone per l'esplosione del deposito Eni del 9 dicembre 2024, costata cinque vite.

Nove indagati per la maxi-esplosione di Calenzano
La Procura di Prato ha chiuso le indagini sull'esplosione del deposito di carburanti Eni di Calenzano, che il 9 dicembre 2024 provocò cinque morti, 27 feriti e ingenti danni materiali. Secondo quanto riporta ANSA Cronaca, l'avviso di conclusione indagini viene notificato a nove persone: sette dirigenti o preposti di Eni e due della società appaltatrice Sergen srl.
Gli indagati rispondono, a vario titolo, di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Avranno venti giorni dalla notifica per chiedere di essere interrogati, dopodiché la Procura potrà avanzare richiesta di rinvio a giudizio.
"Errori gravi e inescusabili"
Un anno di incidente probatorio — da marzo 2025 ad aprile 2026 — e un mese di studio della relazione tecnica hanno confermato, scrive la Procura, che cause dell'esplosione furono "errori gravi e inescusabili". Tra questi, la presenza di fonti di innesco come il motore a scoppio della piattaforma elevabile utilizzata dai lavoratori di Sergen, e la contemporanea prosecuzione delle operazioni di carico delle autobotti in un'area a elevato rischio esplosivo. La Procura individua inoltre una "carenza di pianificazione tecnica" nella nuova linea per il biocarburante Hvo in allestimento, per l'assenza di una valutazione del rischio da interferenze — motori accesi, sostanze esplosive — in quel contesto operativo.
"L'incidente sul lavoro è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata adeguata analisi dei rischi", scrive la Procura, "ed evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione obbligatorie per l'intervento che doveva realizzare Sergen."
Chi sono gli indagati
I sette dipendenti Eni raggiunti dall'avviso sono: Luigi Cullurà, dirigente del deposito; Carlo Di Perna, responsabile manutenzioni di Depositi Centro Eni spa; Marco Bini, preposto che aveva classificato Sergen; Andrea Strafelini, coordinatore giornaliero e preposto; Elio Ferrara, preposto che autorizzò il permesso di lavoro per il 9 dicembre 2024; Emanuela Proietti, responsabile del servizio prevenzione e protezione; ed Enrico Cerbino, responsabile di progetto estero. Per la Sergen srl risultano indagati Francesco Cirone, datore di lavoro dell'impresa esecutrice, e Luigi Murno, preposto della stessa società.
Eni spa resta fuori dall'inchiesta principale
L'incidente probatorio ha escluso la responsabilità amministrativa della società Eni spa ai sensi del decreto legislativo 231/2001. La Procura spiega che "il modello organizzativo è risultato corretto" e che "non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi" verificatisi. "Non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni", si legge negli atti, e non è possibile "contestare l'omessa vigilanza" a Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni.
Filone parallelo per reati ambientali
Un secondo avviso di conclusione delle indagini, distinto dal primo, riguarda presunti reati ambientali legati allo sversamento di idrocarburi in un fosso adiacente al deposito. Per questo filone risultano indagati Patrizia Boschetti, nella sua qualità di legale rappresentante di Centro Eni spa, insieme ai dirigenti Luigi Cullurà e Marco Bini.
Source: ANSA Cronaca