Italia condannata a Strasburgo per violenza sulle donne: almeno nove violazioni accertate

La Cedu ha condannato l'Italia almeno nove volte per inerzia, vittimizzazione secondaria e stereotipi sessisti nella gestione dei casi di violenza domestica.

Italia condannata a Strasburgo per violenza sulle donne: almeno nove violazioni accertate

Strasburgo condanna l'Italia: il caso Ubeda e i pregiudizi sessisti della giustizia

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la gestione di un caso di violenza domestica che ha coinvolto Audrey Ubeda, cittadina di nazionalità francese, e i suoi due figli. Secondo la sentenza, riportata da la Repubblica, le autorità italiane non hanno garantito un'indagine tempestiva, approfondita ed efficace come previsto dalla Convenzione europea.

Al centro del provvedimento c'è la richiesta di archiviazione depositata da una procuratrice di Benevento, in cui l'ex compagno della donna — identificato come G.P. — veniva di fatto scagionato con motivazioni che la Corte ha definito "sessiste e stereotipate". La pm aveva liquidato un episodio in cui G.P. avrebbe puntato un coltello alla gola della donna come uno "scherzo di cattivo gusto", e aveva scritto che era difficile provare l'assenza di consenso al rapporto sessuale, poiché "era normale che gli uomini dovessero superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tendeva a opporre quando era stanca della vita quotidiana e un uomo le faceva avance sessuali".

La Cedu ha stabilito che tali motivazioni riflettono "una cultura sessista e stereotipata" e ha condiviso le preoccupazioni espresse dal Grevio — il Gruppo di esperti sulle misure contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica — secondo cui simili stereotipi rischiano di portare le vittime "a subire un'ulteriore vittimizzazione secondaria in aula".

Ritardi civili e penali: oltre tre anni per revocare la potestà genitoriale

La richiesta di archiviazione era stata respinta a seguito delle obiezioni della signora Ubeda, e il fascicolo era stato trasferito a un'altra procuratrice. Il procedimento penale, tuttavia, non è risultato né tempestivo né approfondito: la Corte ha riscontrato ritardi significativi che hanno compromesso l'efficacia dell'indagine. Sul fronte civile, il tribunale dei minori ha impiegato più di tre anni per revocare la responsabilità genitoriale di G.P., ignorando nel frattempo le accuse di violenza.

Il processo di primo grado si è concluso con una condanna a quattro anni e sei mesi per l'ex compagno, che attualmente si trova in libertà in attesa dell'appello. Il Tribunale dei minori di Napoli gli ha tuttavia revocato la potestà sui due figli.

La Cedu ha disposto il versamento di 15.000 euro ciascuno ad Audrey e ai suoi figli per danni morali, più 15.000 euro complessivi per le spese legali.

La testimonianza di Audrey Ubeda

Audrey Ubeda, 42 anni, nata in Francia da padre spagnolo e madre campana, laurea in Economia, si definisce italiana a tutti gli effetti. Dopo essere stata costretta a vivere per alcuni anni con i figli minorenni in una comunità protetta per timore di ritorsioni, oggi sta ricostruendo la propria vita nel Salernitano, dove lavora in un'azienda privata.

"Per me è una svolta, un nuovo inizio, mi sento come una Fenice che rinasce dalle ceneri", ha dichiarato la donna. "Ma la soddisfazione maggiore è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, affinché mai più si ripeta un caso come quello che aveva sconvolto la mia vita."

La situazione resta comunque precaria: nessuna misura di allontanamento è stata adottata nei confronti dell'ex compagno. "In teoria potrebbe avvicinarci quando vuole — ha spiegato Ubeda —. Per evitarlo osserviamo delle precauzioni, ad esempio mio figlio quindicenne si tiene lontano dai social." Il suo impegno contro la violenza sulle donne, ha precisato, lo conduce "in silenzio e vivendo il più possibile lontano dai riflettori".

Nonostante le difficoltà, Ubeda ha dichiarato di non aver perso la fiducia nella giustizia: "Ho patito discriminazioni e ritardi, ma ho anche incontrato persone come la pm Marina Colucci, che a Benevento si è occupata in seconda battuta del mio caso e ha lavorato con grande tenacia e determinazione." Le somme del risarcimento, attese entro qualche mese, saranno in parte devolute a un'associazione del territorio che l'ha sostenuta durante il percorso giudiziario.

Italia condannata almeno nove volte per violenza domestica

Secondo la Repubblica, la sentenza sul caso Ubeda si inserisce in un quadro più ampio: la Corte di Strasburgo ha sanzionato l'Italia almeno nove volte per violazioni nella protezione delle vittime di violenza di genere. Le criticità ricorrenti includono inerzia delle autorità, vittimizzazione secondaria, applicazione di stereotipi sessisti e mancata attuazione delle normative vigenti.

In un caso precedente, la Corte aveva condannato l'Italia anche per le parole di un pubblico ministero che aveva proposto l'archiviazione di un procedimento per violenza domestica sostenendo che "l'uomo deve vincere la resistenza della donna", definendo al contempo il gesto del coltello alla gola come un semplice scherzo. Anche in quel caso le motivazioni erano state bocciate come sessiste e stereotipate.

Il contesto: femminicidi e percezione pubblica in Italia

In Italia l'attenzione sul tema dei femminicidi rimane elevata, in particolare dopo il caso di Giulia Cecchettin. Secondo un sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend per Sky TG24, il 58% degli intervistati considera i femminicidi un reato più grave rispetto agli altri omicidi. Le misure ritenute più efficaci per contrastare il fenomeno sono l'insegnamento della parità di genere e dell'educazione affettiva nelle scuole, insieme all'inasprimento delle pene. L'83% degli intervistati ritiene inoltre che le donne debbano essere credute quando denunciano un abuso sessuale.

Source: la Repubblica