Morte di Fakir a Bologna: la famiglia incontra il capo della polizia Pisani
La sorella e la nipote di Abderrahim Fakir hanno incontrato il capo della polizia Vittorio Pisani in questura a Bologna. L'avvocato della famiglia chiede indagini affidate a un organo indipendente.

Questura di Bologna: la famiglia Fakir dal capo della polizia
La sorella e la nipote di Abderrahim Fakir — l'uomo deceduto domenica 19 luglio al quartiere Pilastro durante un fermo di polizia — si sono presentate nel piazzale della questura di Bologna mentre il capo della polizia Vittorio Pisani incontrava funzionari e dirigenti al piano superiore. Lo riporta la Repubblica.
Yossra Fakir e Khadija Fakir sono arrivate da sole e si sono fermate a dieci metri dall'ingresso. A chiunque si avvicinasse ripetevano la stessa frase: «Abbiamo fiducia nella magistratura, nei giudici, nelle indagini e vogliamo incontrare il capo della polizia».
Dopo quasi un'ora di attesa, un funzionario della Digos le ha raggiunte nel piazzale: «Il dottor Pisani vi aspetta di sopra». Sulla soglia dell'ufficio le attendeva il questore Gaetano Bonaccorso; all'interno Pisani è andato loro incontro per porgere le condoglianze.
Un colloquio di una decina di minuti
Il colloquio è durato circa dieci minuti. Ha parlato soprattutto Yossra: «Stiamo male, siamo a pezzi, ma vogliamo solo la verità». Pisani ha garantito che le indagini sarebbero condotte bene. Le due donne hanno lasciato la questura ribadendo: «Abbiamo fiducia nella magistratura, nella giustizia e nella polizia italiana. Adesso siamo più fiduciose».
Pisani, mezz'ora dopo l'incontro, ha attraversato il piazzale senza rilasciare dichiarazioni sulla vicenda: «Sono qui solo per una visita».
L'avvocato chiede un'indagine indipendente
La giornata era iniziata con una richiesta formale dell'avvocato Fabio Anselmo alla procura. Il legale della famiglia Fakir ha chiesto che gli accertamenti sulla morte siano affidati a un organo investigativo diverso dalla polizia, richiamando la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 15 gennaio 2025.
Secondo Anselmo, quella sentenza stabilisce che «quando appartenenti alle istituzioni o alle forze dell'ordine sono coinvolti nei fatti oggetto di accertamento, le indagini devono essere condotte da autorità realmente indipendenti, prive di legami gerarchici o operativi con gli agenti interessati».
Il legale ha precisato che non si tratta di sfiducia nella squadra mobile di Bologna, ma di «un fatto tecnico», rafforzato — a suo dire — «dalle fortissime pressioni politiche esercitate sulla questura, dove ministri ed esponenti del centrodestra si sono recati proclamando pubblicamente l'innocenza degli agenti quando gli accertamenti erano appena iniziati», senza «manifestare la minima solidarietà umana nei confronti di Fakir e della sua famiglia».
Il gesto della famiglia, secondo il legale
In serata Anselmo ha commentato la decisione di sorella e nipote di presentarsi in questura: «Mi pare sia un segnale della famiglia a cui nessuna istituzione ha espresso solidarietà. Credo abbiano voluto segnalare che il 19 luglio un uomo è morto, ed era un loro congiunto».
Source: la Repubblica