Infermiere di Argenta a processo per omicidio con Esmeron: si apre il caso Nocera
Matteo Nocera, 44 anni, è a giudizio davanti alla Corte d'Assise di Ferrara per la morte di un paziente anziano. L'accusa: somministrazione non prescritta di rocuronio bromuro.

Argenta, infermiere a processo per omicidio: l'Esmeron al centro delle accuse
Il processo a Matteo Nocera, infermiere 44enne di Lugo, si è aperto giovedì 17 settembre 2026 davanti alla Corte d'Assise di Ferrara, come riporta nurse24.it. L'imputato risponde di omicidio volontario pluriaggravato per la morte di Antonio Rivola, 83 anni, deceduto il 5 settembre 2024 nel reparto di Lungodegenza dell'ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta.
Secondo la Procura, Nocera avrebbe somministrato Esmeron — nome commerciale del rocuronio bromuro, un bloccante neuromuscolare curarizzante — senza alcuna indicazione terapeutica. L'imputato si dichiara innocente e, fino a sentenza definitiva, vige nei suoi confronti la presunzione di non colpevolezza.
L'udienza e i testimoni
La Corte, presieduta da Piera Tassoni, ha ammesso trentacinque testimoni tra accusa e difesa, secondo quanto riferisce il Resto del Carlino. La presidente ha disposto il divieto di riprese televisive in aula, incluse quelle della trasmissione Le Iene, nonostante il consenso dei difensori. Nocera, detenuto, era presente in udienza. Il dibattimento riprenderà l'8 ottobre.
In prima fila sedeva Daniela Poggiali, ex infermiera di Lugo assolta in via definitiva nel 2023 dall'accusa di aver ucciso due pazienti con cloruro di potassio. Le due vicende condividono lo stesso difensore, l'avvocato Lorenzo Valgimigli, e il medesimo consulente medico-legale della difesa, Rafi El Mazloum.
Un'imputazione articolata
Oltre all'omicidio, la Procura contesta a Nocera maltrattamenti pluriaggravati ai danni di otto pazienti anziani ricoverati tra settembre e ottobre 2024: l'accusa sostiene che avrebbe somministrato midazolam, aloperidolo e naloxone in assenza di prescrizione medica. Da qui le imputazioni di esercizio abusivo della professione medica e di falso in atto pubblico per annotazioni non veritiere nella cartella clinica. Il quadro accusatorio comprende anche lesioni gravi a un paziente, truffa aggravata e interruzione di pubblico servizio.
A giugno, il gup Giovanni Solinas aveva disposto il rinvio a giudizio, dichiarando il non luogo a procedere per due episodi di maltrattamento. La posizione di una dottoressa del reparto, indagata per falso in concorso, è trattata in un fascicolo separato.
Il nodo del titolo straniero
Per gli inquirenti, il diploma ottenuto in Romania e presentato all'Ausl di Ferrara per l'assunzione sarebbe falso. Se l'ipotesi fosse confermata, Nocera avrebbe operato in corsia privo del titolo abilitante. Per la comunità infermieristica si tratta del profilo più critico dell'inchiesta: in Italia, un titolo sanitario conseguito in un altro Paese dell'Unione europea abilita all'esercizio solo previa procedura di riconoscimento da parte del Ministero della Salute e iscrizione all'albo dell'OPI.
La difesa: «Nessuna prova di somministrazione»
L'avvocato Valgimigli contesta l'impianto accusatorio. «Non ci sono prove di somministrazione di curaro», ha dichiarato al Resto del Carlino. La difesa evidenzia l'assenza di videosorveglianza nel reparto e ricorda che l'analisi dei capelli dell'imputato non ha fornito riscontri.
L'indagine parte dall'ammanco di fiale
L'inchiesta ha preso avvio da una segnalazione dell'Ausl di Ferrara relativa alla scomparsa di alcune fiale. Carabinieri e Nas di Bologna hanno incrociato i piani terapeutici con le giacenze di farmacia. L'Esmeron era custodito nel carrello delle emergenze della Lungodegenza, dove viene impiegato per l'intubazione d'urgenza. I bloccanti neuromuscolari rientrano tra i farmaci ad alto rischio previsti dalla Raccomandazione ministeriale n. 7 sugli errori in terapia, che prescrive alle aziende procedure dedicate per la conservazione e il controllo delle scorte.
Source: Google News IT — Crime (it)