Omicidio Diabolik, 7 arresti a Roma: clan Senese mandante del delitto nel Parco degli Acquedotti

Sette persone arrestate per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, ucciso a Roma nel 2019. Il clan Senese indicato come mandante.

Omicidio Diabolik, 7 arresti a Roma: clan Senese mandante del delitto nel Parco degli Acquedotti

Omicidio Diabolik: sette fermi per il delitto del 2019 al Parco degli Acquedotti

Come riporta ilmattino.it, nelle prime ore del mattino i carabinieri e la polizia hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone, ritenute gravemente indiziate di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. L'operazione, condotta su delega della Direzione distrettuale antimafia di Roma, segna una svolta nelle indagini sull'assassinio di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, ex capo ultrà degli Irriducibili della Lazio, ucciso con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti di Roma il 7 agosto 2019.

Il ruolo del clan Senese

Michele Senese, storico capo dell'omonimo clan, è indicato dagli inquirenti come mandante apicale. Secondo l'accusa, avrebbe fornito l'assenso preventivo determinante per l'eliminazione di Piscitelli, considerata necessaria a riaffermare il controllo del clan su un affiliato che non versava la quota dovuta sui proventi delle attività illecite svolte sotto l'egida dei Senese.

"L'omicidio di Fabrizio Piscitelli dimostra l'esistenza dell'organizzazione criminale dei Senese perché l'eliminazione di Piscitelli è dipesa, tra l'altro, dalla di lui mancata consegna alla famiglia Senese di una quota dei suoi ricavi del narcotraffico", si legge nell'ordinanza firmata dal gip Livio Sabatini. Il giudice aggiunge che "la spendita del nome dei Senese offre una garanzia di protezione per tutti coloro che svolgano attività illecite sotto tale egida", ma che "tale protezione ha tuttavia un costo e nessuno vi si può sottrarre".

Una conversazione intercettata in carcere il 10 febbraio 2025 sintetizza la logica del clan nelle parole di Vincenzo Senese: "O paghi o mor..".

I ruoli degli altri indagati

Leandro Bennato è indicato come mandante e organizzatore dell'agguato, al vertice di un gruppo criminale operante su tutta Roma. Secondo le indagini, avrebbe deliberato l'eliminazione di Piscitelli ritenendolo un concorrente scomodo nel mercato della cocaina, in particolare nella zona della Tuscolana. Bennato avrebbe effettuato sopralluoghi preliminari nel parco e, il giorno del delitto, avrebbe scortato il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato.

Alessandro Capriotti, descritto come noto broker di cocaina, avrebbe svolto il ruolo di esca. Stando al capo d'imputazione, avrebbe fissato un appuntamento fittizio con Piscitelli presso una panchina di via Lemonia per le 19:00 del 7 agosto 2019, attirando la vittima nel raggio d'azione del sicario, già travestito da runner e appostato nell'area. In precedenza, Capriotti era stato minacciato da Piscitelli e da Arindi Boci con un'arma da guerra per riscuotere un credito di 400.000 euro, corrispondente a una partita di 24 chili di cocaina che Diabolik aveva venduto all'ex sodale senza saldare il debito. Tra gli arrestati figurano anche Giuseppe Molisso e Alessandro Capriotti, ritenuti partecipanti attivi all'omicidio insieme a Bennato.

Una guerra di mafia sfiorata

Dopo l'uccisione di Piscitelli si innescò una catena di ritorsioni tra il gruppo albanese e la fazione Molisso-Bennato, sostenuta dai Senese. L'escalation fu bloccata, secondo il gip Sabatini, solo grazie ai numerosi arresti che si susseguirono nel tempo.

"Il quadro complessivo che emerge è allarmante perché restituisce un contesto criminale estremamente pericoloso, nel quale le due organizzazioni criminali sono pronte a tutto per assumere la supremazia nel mercato degli stupefacenti", si legge nell'ordinanza. Il documento precisa che nel panorama criminale romano i Senese dominano "in una posizione di incontrastato controllo, garantendo equilibrio e protezione ai suoi soggetti contigui o partecipi, ma pretendendo di ricevere una percentuale sui guadagni ottenuti da tutti coloro che svolgano attività illecite sotto la loro egida".

La vittima non aveva previsto il rischio

Il gip sottolinea anche l'elemento dell'imprevedibilità dell'agguato per la stessa vittima. "Si tratta di un ambiente criminale subdolo perché taluni atti violenti od episodi di sangue sono stati repentini ed inaspettati", scrive Sabatini, citando le parole attribuite allo stesso Piscitelli e riferite dal teste Raffaele Purpo: "Ma io l'ho avvertito tre volte... solo che lui se fidava: no vabbè che me fa". Secondo gli inquirenti, Piscitelli non aveva valutato la determinazione del clan nel chiudere definitivamente la contesa.

Source: Google News IT — Crime (it)

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