Cantiere Sellata-Pierfaone sequestrato ad Abriola: indagini per reati ambientali

I carabinieri forestali di Potenza hanno sequestrato il cantiere del comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. L'inchiesta ipotizza falso, inquinamento ambientale e violazioni del codice paesaggistico.

Pista sintetica da 480 metri nel parco nazionale: sequestro e indagine per reati ambientali

I carabinieri forestali di Potenza hanno sequestrato il cantiere dove sono in corso i lavori di ammodernamento del comprensorio Sellata-Pierfaone, nel comune di Abriola, all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano. Il provvedimento interessa anche la Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Faggeta di Monte Pierfaone, sito della Rete Natura 2000, il principale strumento europeo per la tutela della biodiversità. Lo riporta Il Fatto Quotidiano - Cronaca.

Il sequestro è stato disposto dalla Procura di Potenza con decreto emesso il 27 agosto e depositato il 29 agosto. Secondo il sindaco di Abriola, Romano Triunfo, il blocco riguarda «un tratto di appena 500 metri, legato unicamente alla sede della nuova seggiovia», mentre il resto dell'opera — sviluppata su circa tre chilometri — prosegue. «I lavori stanno continuando», ha precisato Triunfo, attribuendo le polemiche al «polverone di allarmismi, alimentato da associazioni ambientaliste, politici e una parte della stampa».

Il progetto e i suoi costi

Il piano prevede la realizzazione di una pista da sci sintetica di 480 metri — la più lunga d'Italia — e di una nuova seggiovia che collegherà i 1.350 metri di quota ai 1.500, dove si innesta sulla seggiovia esistente fino a 1.737 metri, punto culminante dell'area sciistica. Completano il progetto una struttura di servizio ai piedi della pista, parcheggi, percorsi pedonali e nuovi servizi. Il costo stimato è di 8 milioni di euro, di cui 6 finanziati attraverso il Programma operativo complementare del Fondo europeo di sviluppo regionale.

Il sequestro impone il blocco immediato delle operazioni di taglio e scavo, in attesa della convalida o del rigetto da parte del giudice per le indagini preliminari.

Le ipotesi di reato

Tra i reati contestati figura il falso ideologico per induzione: nella documentazione presentata per la Valutazione di incidenza ambientale non sarebbe stato indicato il taglio di specie vegetali, poi effettuato su 81 esemplari all'interno della ZSC Faggeta di Monte Pierfaone. Viene inoltre contestato l'inquinamento ambientale per l'abbattimento di 809 piante ad alto fusto, in prevalenza faggi.

All'elenco si aggiungono la violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio per l'esecuzione di opere in assenza di autorizzazione paesaggistica preventiva, la violazione della legge sulle aree protette per la costruzione della nuova seggiovia senza il nulla osta dell'Ente Parco sul progetto esecutivo, la distruzione di bellezze naturali e la violazione della normativa urbanistico-edilizia per ulteriori opere prive delle necessarie autorizzazioni.

Le denunce ambientaliste e le richieste politiche

Il provvedimento è arrivato dopo che Legambiente e WWF avevano denunciato «gravi criticità ambientali e procedurali». Il M5S in Regione e la CGIL di Potenza avevano a loro volta chiesto chiarimenti sulla sostenibilità economica dell'opera e sui possibili effetti sull'occupazione.

«Il sequestro disposto dalla Procura è un atto che merita la massima attenzione», ha dichiarato Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente, aggiungendo che il provvedimento «conferma la necessità di verificare con rigore la correttezza dell'iter autorizzativo e l'impatto ambientale dell'opera».

La replica del Comune

Il sindaco Triunfo ha difeso l'operato dell'amministrazione, esprimendo «piena solidarietà» al responsabile unico del progetto, l'ingegner Valentino Fellone. «Il Comune di Abriola ha lavorato giorno e notte operando nella totale trasparenza e rispettando ogni singola prescrizione regionale», ha spiegato, sottolineando l'obiettivo di completare i lavori entro il 31 dicembre per non perdere il finanziamento europeo.

Mentre Legambiente rivendica la fondatezza delle «gravi criticità segnalate» e l'amministrazione comunale lamenta l'«allarmismo ideologico», la Procura di Potenza prosegue le indagini su opere che la Regione Basilicata definisce «una rivoluzione verde e turistica» per il territorio.

Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca

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