Femminicidio a Firenze: Lorena Isceri chiamò il 112 dal bagagliaio, poi gettata dal cavalcavia

Lorena Isceri ha telefonato al 112 per venti minuti dal bagagliaio dell'auto del suo ex, Federico Vella, prima di essere uccisa sul cavalcavia dell'A1.

Femminicidio a Firenze: Lorena Isceri chiamò il 112 dal bagagliaio, poi gettata dal cavalcavia

Venti minuti al telefono con la polizia, poi il silenzio

Lorena Isceri ha chiamato il numero di emergenza 112 mentre si trovava rinchiusa nel bagagliaio dell'auto del suo ex compagno, con mani e piedi legati. Lo riporta Il Fatto Quotidiano - Cronaca, che ricostruisce i minuti che hanno preceduto il femminicidio avvenuto giovedì scorso, poco dopo le 14, nei pressi del cavalcavia dell'autostrada A1.

La chiamata è durata venti minuti. Dall'altra parte della linea, gli agenti ascoltavano ogni parola e ogni rumore nel tentativo di localizzare il veicolo, senza intervenire verbalmente per non tradire la presenza della telefonata. La voce di Lorena era impaurita, ma lucida: ha fornito il nome dell'aggressore, la sua età e persino l'indirizzo della sua abitazione in zona Galluzzo, a Firenze.

"Mi ha aggredito in garage, mi ha sequestrato"

"Mi ha aggredito in garage, mi ha picchiato e mi ha sequestrato", ha detto Lorena agli operatori. "È stato il mio fidanzato, si chiama Federico, ha 36 anni. È da dieci minuti che sono in macchina. Non so dove stiamo andando. Io penso che lui mi voglia portare a casa sua." Lorena si era risvegliata nel bagagliaio dopo l'aggressione, ferita e al buio. Era riuscita a trovare il telefono nello zaino che Federico Vella aveva lanciato in auto insieme a lei. Il segnale, però, andava e veniva lungo il tragitto in autostrada.

A un certo punto la macchina si è fermata e il portellone è stato aperto. In quel momento Lorena ha cambiato strategia: anziché accusare l'uomo o chiedere di essere liberata, ha cercato di calmarlo e guadagnare tempo. "Federico, ma cosa fai? Io ti amo, non ti preoccupare, torniamo assieme." Le ultime parole che ha rivolto al suo aggressore erano una mossa disperata per tenerlo a bada nell'attesa dei soccorsi, non un reale desiderio di riconciliazione. Vella ha richiuso il bagagliaio ed è ripartito. Quaranta minuti dopo la chiamata di Lorena, anche lui è morto gettandosi dallo stesso ponte.

La conversazione registrata, ora al centro dell'inchiesta

Quella conversazione è rimasta registrata ed è oggi uno degli elementi centrali dell'inchiesta condotta dalla Procura di Firenze. Gli investigatori stanno cercando di stabilire con precisione la sequenza degli eventi nei minuti successivi alla prima sosta e l'intervallo di tempo trascorso prima dell'arrivo al viadotto.

Settimane di messaggi insistenti dopo la rottura

Per capire come si sia arrivati all'aggressione occorre tornare alle settimane precedenti. Lorena aveva deciso di interrompere la relazione nell'agosto scorso, dopo aver scoperto diversi tradimenti. La rottura, tuttavia, non aveva messo fine ai contatti: secondo quanto riferito da familiari e amici, Vella aveva continuato a tempestare la donna di messaggi e telefonate sempre più insistenti. Il suo comportamento possessivo e la sua gelosia erano già emersi durante la relazione. Chi conosceva la coppia racconta di episodi in cui l'uomo reagiva con aggressività quando altri uomini si avvicinavano a Lorena.

Il padre di Lorena le aveva più volte consigliato di sporgere denuncia. Anche un'amica aveva insistito in tal senso. Lorena continuava però a sperare che la situazione si potesse risolvere senza ricorrere alle forze dell'ordine, pur avendo nel frattempo consultato un avvocato. La notte precedente al femminicidio aveva avuto una lunga telefonata con il padre, conclusa, secondo il suo racconto, con l'ennesimo invito a denunciare. Poche ore dopo, sarebbe arrivato l'agguato.

Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca

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