Bosco della droga di Rogoredo: giovani in aumento, allarme crack e fentanyl

Lo psicologo Simone Feder, presente da quasi dieci anni nel bosco di Rogoredo, lancia l'allarme: sempre più giovani e diffusione di crack nella piazza di spaccio milanese.

Rogoredo, lo psicologo Feder: «Più giovani nel bosco, serve intervento istituzionale»

Secondo milano.corriere.it, Simone Feder — psicologo, educatore e autore del libro «Nel bosco di Rogoredo» (Zolfo Editore) — lavora da quasi dieci anni a fianco dei volontari del Team Rogoredo, ottanta persone formate che si alternano ai margini della piazza di spaccio lungo i binari della stazione. Il suo sguardo sul fenomeno è diretto e privo di retorica.

L'occasione per tornare a parlare pubblicamente è stata un'intervista pubblicata dal Corriere a Sonia, una donna che ha raccontato la sua prima dose di eroina a 14 anni e decenni di dipendenza, conclusi con una frase che Feder cita senza attenuanti: «Solo la morte mi farà smettere».

«Quella frase non dovrebbe soltanto farci arrabbiare», dice Feder. «Ci interroga. Non stiamo ascoltando solo la voce di una persona che usa droga, ma di qualcuno che non riesce più a immaginare un'alternativa alla propria vita. È la parte che più dovrebbe farci paura».

«Il bosco non è nato dal nulla»

Molti commenti alle parole di Sonia, sui canali online del Corriere, sono stati duri. Feder risponde con una distinzione netta: «Comprendere non significa giustificare, né accettare lo spaccio. Significa provare a guardare la persona prima del suo comportamento. In questi quasi dieci anni ho imparato che nessuno è soltanto ciò che fa, ciò che ha sbagliato o ciò che gli è accaduto. Una persona è anche ciò che potrebbe ancora diventare».

Il bosco di Rogoredo, spiega lo psicologo, non è un fenomeno isolato: «È la parte visibile di qualcosa che spesso preferiamo non vedere. Sotto ci sono solitudine, dolore, famiglie che non sanno più come aiutare, ragazzi che cercano appartenenza, adulti che arrivano troppo tardi, fragilità che diventano invisibili e dimenticate finché non esplodono».

La frase di Sonia è stata letta da alcuni come prova che le persone dipendenti non vogliano essere aiutate. Feder la capovolge: «Impone una domanda molto scomoda. Perché una persona può arrivare a considerare un luogo che la sta distruggendo come casa propria? Forse il punto non è scegliere tra sicurezza e accoglienza, tra regole e cura. Abbiamo bisogno di entrambe».

Spacciatori spostati, problema rimasto

Negli anni scorsi il bosco è stato ridimensionato dalle autorità, gli spacciatori si sono in parte spostati, ma il Team Rogoredo non ha mai abbandonato il presidio. «Se ci limitiamo a togliere il bosco, senza chiederci che cosa porta le persone lì, rischiamo semplicemente di spostare il problema», osserva Feder. «Una città non si misura soltanto da quanto riesce a proteggersi dal disagio. Si misura anche da quanto sa prendersene cura».

Crack, giovani e il rischio fentanyl

L'allarme più recente riguarda due tendenze parallele: l'abbassamento dell'età dei frequentatori e la diffusione del crack. «Vediamo sempre più giovani. È una situazione che ci preoccupa», dichiara Feder. «A Rogoredo ora circola molto crack. Non va considerato semplicemente come un'altra sostanza: significa nuovi consumatori e nuove forme di consumo».

Lo spaccio, aggiunge, è operativo a qualsiasi ora, giorno e notte, anche per piccole somme di denaro. «Questo ci dice quanto il mercato sia capillare e quanto sia facile, per una persona fragile, entrare in questo circuito».

Sul fronte delle droghe sintetiche, Feder segnala un vuoto di rilevazione: «Con i test che abbiamo comprato negli Stati Uniti non rileviamo il fentanyl. Abbiamo bisogno di un intervento istituzionale che punti a capire che cosa sta arrivando prima che sia troppo tardi. La prevenzione non può cominciare quando l'emergenza è esplosa». Negli Stati Uniti i fentanili — oppioidi sintetici centinaia di volte più potenti della morfina — provocano decine di migliaia di morti ogni anno.

«Arrivare alle persone prima che sia tardi»

La crescente domanda di volontariato è un segnale positivo, secondo Feder, ma non sufficiente da sola. «A Rogoredo non basta portare qualcosa: bisogna saper incontrare le persone, ascoltarle, costruire una relazione e, quando possibile, aprire una strada diversa. Il nostro compito non è solo presidiare un luogo, ma arrivare alle persone, prima che sia tardi».

Source: Google News IT — Crime (it)

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