Cartello antiracket e denuncia: come l'associazione sostiene l'imprenditore
A Caivano, un'impresa edile ha ricevuto minacce da un clan mafioso nonostante avesse esposto il cartello antiracket. L'associazione Sos Impresa spiega perché l'adesione al patto rimane decisiva per trovare il coraggio di denunciare.

Il cartello antiracket non protegge da minacce, ma apre la strada alla denuncia
A Caivano, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano - Cronaca, un'impresa edile di Giugliano ha ricevuto minacce e richieste di pizzo dal clan Angelino malgrado il cartello antiracket esposto nel cantiere. Luigi Cuomo, presidente dell'associazione antiracket Sos Impresa, chiarisce che questo non significa il cartello sia stato inutile. Rappresenta piuttosto una scelta di campo: l'impresa dichiara di volere lavorare nella legalità e di avere assunto un impegno con l'associazione. In questo caso, l'imprenditore ha denunciato ai carabinieri.
Il percorso di adesione all'associazione ha aiutato concretamente l'imprenditore nella scelta della denuncia. Aveva già un riferimento in Sos Impresa e aveva costruito un rapporto di fiducia con le forze dell'ordine. Quando la richiesta estorsiva è arrivata, disponeva già di persone a cui rivolgersi e di un percorso concreto da seguire. Inizialmente il capocantiere aveva detto agli emissari del clan "abbiamo già pagato", forse per paura.
È comprensibile che una persona minacciata abbia paura. Quella paura coinvolge la famiglia, i collaboratori, gli operai. Emergono interrogativi su cosa accadrà dopo la denuncia, sulla possibilità di continuare a lavorare e sulle conseguenze della scelta compiuta. Nel caso specifico, gli operai furono malmenati e l'imprenditore dovette sospendere i lavori per qualche settimana.
L'associazione rimane accanto all'imprenditore anche dopo la denuncia. Lo ascolta, lo accompagna, mantiene i rapporti con le istituzioni. Quando si parla di accompagnamento, si parla di una presenza organizzata: un'associazione riconosciuta, con esperienza, competenze e rapporti costruiti nel tempo. L'imprenditore entra in una rete di solidarietà che sostiene la sua decisione.
Dopo la denuncia possono scattare ritorsioni. Cuomo spiega che non è possibile promettere l'assenza di rischio. Tuttavia, dalla esperienza di oltre trent'anni di Sos Impresa, nei casi di imprenditori accompagnati dall'associazione, le ritorsioni temute non si sono generalmente verificate. La paura di ciò che potrebbe accadere spesso alimenta convinzioni che non trovano conferma nei fatti.
La sospensione del cantiere ha causato comunque danno: operai fermi da stipendiare, stress, ritardi nelle forniture. La legge n. 44 del 1999 prevede elargizioni a fondo perduto per le vittime di estorsione con i requisiti richiesti, commisurate ai danni riconosciuti, che possono comprendere il mancato guadagno. Il ristoro richiede documentazione del danno e suo collegamento con l'estorsione. L'associazione svolge un lavoro fondamentale qui, aiutando l'impresa a raccogliere gli elementi necessari e accompagnandola nella procedura, offrendo supporto legale nella valutazione della costituzione di parte civile e nel processo.
Per un imprenditore minacciato che non ha ancora aderito al patto, Cuomo consiglia di rivolgersi fin dai primi segnali di intimidazione alle forze dell'ordine. Possono comunque rivolgersi a Sos Impresa per aiuto, anche successivamente.
Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca