Sara Centelleghe uccisa a 18 anni: ergastolo per Badhan, 77 colpi e deturpamento

Jashandeep Badhan condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sara Centelleghe a Costa Volpino. La Corte d'assise: crudeltà e violenza gratuita con 77 ferite inflitte in pochi minuti.

Sara Centelleghe uccisa a 18 anni: ergastolo per Badhan, 77 colpi e deturpamento

Il massacro e la sentenza

Jashandeep Badhan, 19 anni, è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Sara Centelleghe, uccisa nella notte del 26 ottobre 2024 nella sua casa a Costa Volpino. La Corte d'assise della presidente Patrizia Ingrascì, nella sentenza scritta dal giudice Roberto Palermo, ha ricostruito come l'imputato non abbia solo tolto la vita alla diciottenne, ma l'abbia massacrata con 77 colpi inferti nel corso di pochi minuti. Secondo bergamo.corriere.it, il medico legale ha documentato 40 ferite al volto e 18 al cuoio cappelluto, inflitte con modalità diverse: pugni, cranio contro il pavimento, laringe rotta, forbiciate.

La Corte ha sottolineato che Badhan ebbe «la possibilità di arrestarsi, eppure non lo fece». L'eccezionale numero di colpi e le loro modalità rivelano una «particolare insensibilità verso la vittima» e una crudeltà deliberata. L'imputato eccedette «in modo macroscopico» rispetto a quanto sarebbe stato necessario per uccidere Sara, dimostrando spietatezza soprattutto nel mirare al volto e alla testa — parti del corpo che «costituiscono il fulcro costitutivo dell'identità fisica» di una persona.

Il movente e la ricostruzione dei fatti

Badhan cercava hashish per calmarsi quella sera, dopo aver assunto alcol, cocaina e Rivotril. Contattò l'amica diciassettenne di Sara — ospite in casa — concordando uno scambio: hashish in cambio di cocaina. Mentre l'amica usciva per l'appuntamento, l'imputato salì in casa convinto che la ragazza avesse altro hashish nello zaino. Trovò Sara che dormiva nel suo pigiamino con Hello Kitty. La tramortì e continuò a colpirla mentre cercava la droga senza trovarla.

Non accontentandosi dell'insuccesso, le tolse il cellulare — un atto ritenuto dalla Corte diretto collegamento con l'omicidio, configurandosi come aggravante autonoma da ergastolo. Le ferite alle mani di Badhan confermarono il sospetto dei carabinieri, che seguirono le impronte insanguinate dalle scale della casa di Sara fino alla sua abitazione. Lo trovarono a letto, in stato confusionale, una garza sporca attorno alla mano destra.

La difesa della vittima e le attenuanti rigettate

Sara cercò di difendersi disperatamente: le unghie rotte lo provano. La sua reazione fu però tardiva, istintiva e comunque inutile contro un aggressore molto più forte. La Corte ha sottolineato anche la «minorata difesa» della vittima: esile, sola e «in una situazione di fisiologico abbassamento della vigilanza» nel sonno.

Le attenuanti generiche — la giovane età di Badhan, la persona non ancora strutturata, la difficoltà nel gestire la rabbia, i «tratti di immaturità e fragilità nella regolazione degli impulsi» — risultavano insufficienti dinanzi all'«eccezionale gravità dei fatti». Lo psichiatra consulente ha escluso alterazioni dell'esame della realtà: nonostante un «non specificato» disturbo di personalità, l'imputato era capace di intendere e volere. La confessione di Badhan non fu neppure piena e chiarificatrice, costellata da «non ricordo» e da modifiche del racconto. In aula disse: «Mi dispiace, non ero in me stesso». All'interrogatorio del gip aveva fornito una versione diversa.

La rapina e il cellulare

Il legame tra l'omicidio e la rapina del cellulare di Sara ha eliminato il margine discrezionale dei giudici sulla pena massima, richiesta dalla pm Raffaella Latorraca. La difesa, rappresentata dall'avvocato Roberto Grittini, ha impugnato la condanna in Appello, sostenendo che un «corto circuito» nel cervello del diciannovenne abbia provocato un'azione impulsiva. L'udienza in secondo grado non è stata ancora fissata.

La diciassettenne che aveva concordato lo scambio di droga con Badhan fu trovata ancora ad aspettarlo sotto casa al momento del ritorno dell'imputato, alle 1.16 circa. Consapevole di cosa era accaduto dentro, si disfe dell'hashish gettandolo in un cestino. È stata a sua volta indagata.

Il contesto della notte

Sara, in quel momento, stava riposando dopo aver studiato per un'interrogazione di diritto all'istituto superiore Ivan Piana di Lovere. Il messaggio di Badhan all'amica arrivò a mezzanotte e 49 minuti: «Sei sotto?». Era già uscito undici minuti prima, passando dai box del condominio accanto per non farsi vedere. La Corte non ha creduto alla sua versione di aver cercato l'amica all'interno senza intenti rapinatori: voleva l'hashish senza dare nulla in cambio. L'alcol e le droghe assunte possono aver avuto «un effetto disinibente», ma non hanno alterato la lucidità necessaria a realizzare l'intento criminoso.

Source: Google News IT — Crime (it)

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