Semilibertà per Chico Forti: il tribunale approva, udienza per la condizionale nel 2027

Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso la semilibertà a Chico Forti, detenuto a Verona. L'udienza per la libertà condizionale potrebbe tenersi nei primi mesi del 2027.

Semilibertà per Chico Forti: il tribunale approva, udienza per la condizionale nel 2027

Chico Forti ottiene la semilibertà: continua il volontariato in azienda agricola

Chico Forti, condannato all'ergastolo negli Stati Uniti per l'omicidio di Dale Pike avvenuto nel febbraio 1998 a Miami, ha ottenuto la semilibertà. Lo riporta la Repubblica, che precisa come la decisione del tribunale cambierà poco la routine quotidiana dell'uomo rispetto agli ultimi mesi: dal dicembre dello scorso anno Forti svolge già 40 ore settimanali di volontariato presso un'azienda agricola veronese, uscendo ogni mattina dal carcere di Montorio per rientrare la sera. Questo schema proseguirà ora in regime di semilibertà, con il programma dettagliato che sarà definito dalla direzione dell'istituto penitenziario.

Forti, nato a Trento nel 1959 — dove risiede ancora la madre anziana — ha dichiarato di sperare di poter andare a trovarla molto più spesso. Sul fronte giudiziario, resta aperta la questione della libertà condizionale, richiesta l'anno scorso. L'udienza potrebbe svolgersi già nei primissimi mesi del 2027.

Un percorso graduale verso l'esterno

Il cammino verso la semilibertà non è stato privo di ostacoli. Una prima richiesta di liberazione condizionale era stata respinta a settembre 2025: il Tribunale di Sorveglianza aveva ritenuto che non fossero emersi "sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari", sottolineando anche il "mancato risarcimento del danno, anche solo parziale". Nel giugno dello stesso anno Forti aveva ottenuto il permesso di frequentare le aule studio del carcere, mentre dal febbraio precedente gli erano stati concessi permessi per recarsi a Trento dalla madre.

Forti era arrivato in Italia nel maggio 2024 a bordo di un aereo messo a disposizione dal governo, atterrato all'aeroporto di Pratica di Mare. Ad accoglierlo c'era la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito il rimpatrio "un risultato frutto dell'impegno diplomatico di questo governo, della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati Uniti". Il ritorno in patria era stato accompagnato da polemiche politiche, inclusa la polemica per l'intervista realizzata da Bruno Vespa.

Il caso: dall'arresto nel 1998 al rimpatrio

Forti aveva lasciato il Trentino nel 1992 — dopo una grossa vincita al quiz televisivo Telemike — per tentare la carriera di produttore televisivo in Florida. Nel 1998 fu arrestato per l'omicidio di Anthony "Dale" Pike, ucciso con un colpo d'arma da fuoco alla testa a Miami. Pike era volato in Florida per discutere una proposta di accordo tra Forti e suo padre Tony Pike, che aveva accettato di vendergli un resort a Ibiza — struttura diventata celebre negli anni '80, quando Freddie Mercury dei Queen vi festeggiò il suo quarantunesimo compleanno.

Secondo l'accusa, Tony Pike soffriva di demenza e Forti avrebbe tentato di raggirarlo. Messo alle strette, Forti ammise di aver prelevato Dale Pike all'aeroporto, ma ha sempre negato di avergli sparato, sostenendo di averlo lasciato in un ristorante. Condannato all'ergastolo senza possibilità di condizionale nel 2000, si è sempre dichiarato innocente.

La divisione dell'opinione pubblica e le indagini a Verona

Il caso ha diviso per anni l'opinione pubblica italiana tra innocentisti e colpevolisti. A favore dell'innocenza di Forti si è espresso anche Bradley Pike, fratello della vittima, che lo scorso maggio ha incontrato Forti nell'ambito di un programma di giustizia riparativa: un colloquio di quattro ore a cui ne è seguito un altro pochi giorni dopo.

La Procura di Verona aveva inoltre aperto un fascicolo su Forti in seguito alle dichiarazioni di un detenuto condannato per reati legati alla 'ndrangheta. Questi aveva riferito di aver sentito una conversazione nella quale Forti avrebbe chiesto di "mettere a tacere" il giornalista Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria. Le indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione.

Source: la Repubblica

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