Processo Hydra, testimone racconta gli assalti della famiglia Nicastro a Busto Arsizio
Un uomo di 66 anni testimonia al processo Hydra come la famiglia Nicastro controlla Busto Arsizio attraverso violenze e minacce. Nel maggio 2021 fu aggredito brutalmente dopo aver cacciato il figlio del boss dal suo locale.

Il testimone di giustizia racconta la violenza
Secondo Il Fatto Quotidiano - Cronaca, un uomo di 66 anni ha deposto come testimone di giustizia nel processo Hydra, un procedimento sul Consorzio di mafie. Franco, questo il nome utilizzato dal testimone, ha ricostruito davanti ai magistrati come la famiglia Nicastro, legata a Cosa nostra e al clan Rinzivillo di Gela, controlla attraverso violenze e intimidazioni il territorio di Busto Arsizio, in Lombardia. Il testimone ha denunciato di essere stato massacrato di botte la sera del 18 maggio 2021, in seguito all'ennesimo scontro con il figlio di Dario Nicastro, uno dei principali imputati nel procedimento.
"Oggi a Busto Arsizio tutti ancora hanno paura dei Nicastro", ha dichiarato Franco in aula. "Nessuno denuncia perché hanno una paura tremenda. Anche se li hanno picchiati selvaggiamente, questi negano e dicono che si sono fatti male accidentalmente, perché hanno paura". Il testimone ha sottolineato come gli abitanti della città vivono nel terrore e come molti cittadini, pur essendo stati vittime di violenza, si rifiutano di presentare denuncia alle autorità.
Una vita segnata dalla violenza
Franco ha raccontato la propria storia durante l'udienza. Arrivò molto giovane in Lombardia dal Sud Italia, dove inizialmente incontrava difficoltà anche nel trovare una casa a causa dei pregiudizi allora diffusi. Negli anni ha costruito una vita autonoma, aprendo prima un locale al figlio, il Vanity Cafè, e successivamente uno più grande, lo Studio 54. Nel 2008, durante i lavori di ristrutturazione del capannone, Franco ha affidato l'incarico ai Nicastro, su consiglio del cognato. I lavori non sono stati completati regolarmente: i Nicastro hanno ricevuto 120mila euro ma non hanno saldato i subappaltatori, costringendo Franco a pagare il doppio.
Il testimone ha descritto come la famiglia Nicastro, in particolare Dario e suo figlio Francesco, si comportassero come "padroni" del territorio. Dario si atteggiava da boss, mentre Francesco imparava velocemente gli stessi atteggiamenti, spesso accompagnato da almeno dieci persone. Il giovane Nicastro entrava regolarmente nello Studio 54 scatenando risse e provocazioni.
Le minacce e le estorsioni
Franco ha raccontato di aver cacciato Francesco Nicastro dal locale più volte, mantenendo la propria dignità di proprietario. A qualche giorno dal 18 maggio 2021, i tre Nicastro (Fabio, Dario e Francesco) si presentarono al locale durante un'assenza di Franco. Secondo il testimone, minacciarono sua moglie dicendo che Franco "doveva far entrare il figlio quando voleva a qualsiasi ora, perché sennò gli tagliava la testa". Francesco lasciò il numero di telefono del padre.
Quando Franco chiamò Dario, la conversazione degenerò subito in minacce esplicite: "A te ti devo strozzare con le mie mani. Se ti permetti ancora di buttare fuori mio figlio tu sei morto. Io con le mie mani ti ammazzo", avrebbe detto Dario. Franco rispose a tono, promettendo di denunciare l'accaduto.
Prima del fatto violento, i Nicastro avevano inoltre tentato un'estorsione economica. Nonostante il locale non fosse in vendita, proposero a Franco 60mila euro per acquistarlo, dicendogli: "Noi abbiamo intenzione di comprare 'sto locale qua. Noi l'abbiamo visto 'sto locale, che già è in vendita. Ti dico che l'hai messo in vendita per 60.000, ma ti diamo 50.000 contanti e ce lo lasci". Poco dopo, Rosario Bonvissuto si presentò da solo, ordinò una birra e disse al testimone che se avesse voluto il locale "me lo prendevo e tu da qua sparivi", per poi uscire senza pagare.
La sera dell'aggressione
Nella sera del 18 maggio 2021, Francesco Nicastro tornò allo Studio 54 insieme a due albanesi, quasi alle dieci di sera. Franco li cacciò nuovamente, dato che le direttive Covid imposero chiusure anticipate. Francesco chiamò il padre, dicendo qualcosa come: "Guarda che 'sto merda qua ancora fai il grande". Franco stava ritirando gli ombrelloni quando arrivarono Dario Nicastro e Rosario Bonvissuto su un'auto rossa. Bonvissuto fece allontanare i clienti presenti, e Dario aggredì Franco.
Le conseguenze psicologiche
Franco ha depositato due verbali davanti ai magistrati e ai carabinieri del Nucleo investigativo nel febbraio scorso. In uno di essi ha sfogato la paura che continua a provare: "Quando mi alzo al mattino mi viene sempre in mente. Quando faccio fatica a respirare, quando vado a dormire, quando salgo le scale, specialmente d'inverno, sempre d'inverno mi si tappa magari il naso e mi manca l'aria. Quando ne parlo mi viene in mente sempre. Sto male. Sono sincero, non lo faccio vedere a nessuno, faccio il grande, ma ho paura. Mi guardo attorno, cambio strada, non faccio mai la stessa strada, anche quando vado a casa".
Il testimone ha spiegato come cambi il percorso da casa ogni volta, guardi le ombre mentre cammina e controlli chi lo sta seguendo prima di uscire. Questi comportamenti riflettono il perdurante stato di timore causato dalla violenza subita e dalle minacce ricevute. Nonostante il trauma, Franco ha deciso di denunciare per convincere altri cittadini di Busto Arsizio a fare lo stesso, rompendo il muro di omertà che caratterizza il territorio controllato dalla famiglia Nicastro.
Nel processo, Fabio e Dario Nicastro sono imputati per associazione mafiosa, mentre Francesco Nicastro, il figlio di Dario, è imputato insieme a Bonvissuto per estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti del testimone.
Source: Il Fatto Quotidiano - Cronaca