Morte Fakir a Bologna, droga è la causa primaria secondo i consulenti
L'intossicazione acuta da cocaina è stata la causa principale della morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia al Pilastro. La posizione prona è ritenuta un fattore concorrente di entità minore dai periti della procura.

La droga come prima causa di morte
Secondo ilrestodelcarlino.it, i consulenti della procura di Bologna hanno concluso che la causa primaria della morte di Abderrahim Fakir, deceduto il 19 luglio durante un intervento della polizia, è stata l'intossicazione acuta da cocaina. Il quadro clinico di Fakir "appare coerente con una compromissione respiratoria primariamente riconducibile all'estesa emorragia alveolare correlata all'intossicazione acuta da cocaina", in grado di determinare alterazioni del rapporto ventilazione-perfusione con conseguente stato di ipossia, spiegano i periti.
Il ruolo dell'agitazione psicomotoria
Su tale condizione di compromissione respiratoria, sottolineano gli esperti della procura, ha agito "l'intensa agitazione psicomotoria e l'ipertermia, sempre correlate alla sostanza d'abuso". Questi fattori hanno aumentato il consumo sistemico di ossigeno e la richiesta ventilatoria del 42enne. La combinazione di questi elementi ha accelerato il deterioramento delle condizioni fisiche di Fakir durante l'intervento al Pilastro.
La posizione prona come fattore secondario
La permanenza in posizione prona con gli arti superiori immobilizzati posteriormente è stata considerata dai periti "un ulteriore fattore concorrente di entità verosimilmente minore". Gli esperti hanno sottolineato che il soggetto ha assunto questa posizione per circa 6 minuti e 27 secondi e che non era "autonomamente letale". Tuttavia, la posizione avrebbe potuto "ridurre la riserva ventilatoria e quindi la capacità di far fronte alle aumentate esigenze metaboliche in soggetto con una riserva cardiorespiratoria di per sé compromessa".
La relazione dei periti
La relazione è stata elaborata dal medico legale Valentina Bugelli, dall'anestesista Manuela Bonizzoli, dal tossicologo Luca Morini e dalla cardiologa anatomopatologa Cristina Basso. Il documento sarà al centro di un incontro tra i pubblici ministeri titolari dell'inchiesta, aperta per omicidio colposo a modello 45-bis nei confronti dei due agenti di polizia e quattro operatori di Croce Rossa intervenuti. I sostituti procuratori Morena Plazzi, Francesca Arienti e Domenico Ambrosino devono valutare come gli elementi emersi abbiano concorso a determinare l'insufficienza respiratoria mortale e decidere la distribuzione delle responsabilità.
Le criticità procedurali
I consulenti dei pm hanno rilevato "criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto, poiché non risultate aderenti ai protocolli dell'emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell'efficacia delle manovre stesse". Tuttavia, gli esperti hanno sottolineato che "anche a fronte di un intervento tempestivo e correttamente eseguito le probabilità di sopravvivenza di Abderrahim sarebbero state attorno al 15%".
La controreplica della difesa
L'avvocato Fabio Anselmo, che assiste i parenti del 42enne, ha dichiarato che i consulenti del pm "non sono riusciti ad escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir sulla sua morte". Ha inoltre annunciato che il professor Vittorio Fineschi, consulente della difesa, redigerà una propria relazione tenendo conto "della forte discrasia tra quanto argomentato nella riunione conclusiva e quanto scritto in consulenza". La relazione sarà depositata presso la Procura della Repubblica di Bologna nei prossimi giorni.
Source: Google News IT — Crime (it)